Sotto la foglia…

Il sarcofago di via del Gesù

Capita molto spesso a Roma di aggirarsi per i vicoletti del centro e di imbattersi in reperti antichi riutilizzati: murati in palazzi storici del 1400-1500 e 1600, di cui sono diventati ornamento e orpello, esposti nei cortili dei suddetti palazzi a mò di capriccio barocco, oppure, un classico, sarcofagi trasformati in deliziose fontane sia da cortile che da strada. Quest’ultimo esempio fa proprio al caso nostro. Tra via del Gesù e via di S. Stefano del Cacco, addossato alle mura di Palazzo Altieri si scorge, quando non viene nascosto dalle auto indebitamente ivi parcheggiate, un raffinato sarcofago trasformato in fontana.

Il sarcofago, in marmo bianco, è di forma rettangolare e reca sulla fronte un motivo abbastanza consueto: una coppia di geni alati disposti simmetricamente ai lati di un tondo, clipeo in gergo, che generalmente contiene il ritratto del defunto o della coppia di defunti, nella maggior parte dei casi marito e moglie; nel caso specifico del sarcofago di via del Gesù trattasi di una testa di Gorgone, dal chiaro significato apotropaico. I due geni alati sono in posizione sospesa, alludente al volo e trattengono con entrambe le mani il tondo con la testa diella Gorgone. Fortemente caratterizzati, sono accompagnati da altri due putti disposti ali lati della fronte armati di arco e frecce; ai piedi delle figure, ai lati e sotto il clipeo, si notano due faretre e due crateri, coppe per la mescita del vino, rovesciate l’una di fronte all’altra ricolme di primizie della cui bontà e succosità stanno approfittando due conigli anch’essi affrontati. Il risultato è una composizione perfettamente speculare e armoniosa che ben si dispone sulla fronte della cassa. Sui lati corti due grifoni alati scolpiti a bassorilievo in modo da sottolineare il tratto della facciata.

Il sarcofago, di ignota provenienza, venne riutilizzato come vasca di una fontana che inizialmente doveva trovarsi nel cortile del 600sco Palazzo Altieri, come recita la targa collocata tra i bocchettoni che immettono acqua nella vasca:” trasferita dall’interno al pubblico uso anno 1874“. L’edificio, che occupa un grande isolato tra via del Plebiscito e piazza del Gesù, fu progettato dall’architetto Giovanni Antonio de Rossi. Al suo interno due cortili. La realizzazione del suo primo nucleo, quello prospiciente piazza del Gesù e l’omonima chiesa, risale al 1650 quando Giovanni Battista Altieri, fratello di papa Clemente X, papa sedente dal 1670 al 1676, commissionò i lavori che interessarono alcuni edifici di età medievale. Il secondo nucleo, quello su via del Cacco e via del Gesù, venne attuato con l’ampliamento che si fece tra il 1670 e il 1673 per interessamento del pontefice e sotto il controllo del cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri, nominato cardinal nipote a seguito della sua adozione voluta dal papa in persona. Al 1673 i lavori di finitura del grande salone per il quale fu raccomandato, dal cardinale Camillo Massimo, Carlo Maratta e Giovanni Bellori. La nobile residenza è attualmente un condomino occupato in parte dall’ABI, Associazione Bancaria Italiana, da altre due banche la FINNAT e la Banca Popolare di Novara, in parte da privati. Vi abitarono Anna Magnani e lo scrittore Carlo Levi. Tornando al nostro sarcofago, pregevole la manifattura sebbene il soggetto non sia originale ma seriale per il periodo in cui si suppone sia stato scolpito, il pieno II secolo d.C. Apparteneva sicuramente ad una famiglia di alto livello sociale e doveva collocarsi all’interno di un mausoleo di famiglia dove avrebbe avuto buona e degna compagnia. Difficile ipotizzare la sua provenienza, potremmo, solo per la sua vicinanza, ipotizzare la regina viarum, la via Appia, ma si tratterebbe solo di ipotesi. Il suo riutilizzo lo ha salvato indubbiamente dalla distruzione. dall’acquisizione da parte di privati, ma la mancanza di qualsiasi riferimento restituisce notizie solo parziali sulla sua storia.

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