Hedera Picta Newssss

Apre al pubblico il Museo della Forma Urbis

Lo scorso 8 gennaio è stato presentato agli addetti ai lavori il nuovo Museo della Forma Urbis, all’interno del rinato Parco Archeologico del Celio che sarà accessibile a tutti a partire dal 12 gennaio. Un Inizio esplosivo, non c’è che dire, che, con il recupero di un luogo, da oltre 80 anni in uno stato di completo abbandono, aggiunge un polo espositivo di altissima qualità al già eccezionale repertorio della Capitale. Dell’Antiquarium del Celio si era parlato qualche mese fa (precisamente il 18 luglio, nel caso voleste rileggere l’articolo) e se ne era raccontata la storia e la precoce chiusura seguita da un totale e quanto mai inspiegabile abbandono soprattutto in considerazione della ricchezza dei reperti in esso contenuto.

Il progetto della Sovrintendenza Capitolina ha previsto il recupero della Casina Salvi e dell’ex Palestra della Gioventù del Littorio all’interno della quale è stato possibile, vista la grande e unitaria superficie interna, disporre i pezzi ad oggi ritrovati della Forma Urbis Severiana, la più grande pianta marmorea di Roma mai realizzata. Voluta da Settimio Severo, fu realizzata tra il 203 e il 211 e collocata all’interno di una delle aule del Tempio della Pace, realizzato da Vespasiano nel I secolo d.C. e danneggiato da un incendio nel 192 d.C. La pianta era attaccata al muro e assicurata ad esso a mezzo di enormi grappe formando un enorme tassello parietale ancora oggi leggibile sulla facciata dell’aula che costituisce la fiancata del convento della chiesa dei SS. Cosma e Damiano al foro, oggi prospiciente via dei Fori Imperiali. Le dimensioni della pianta erano di 13 metri in altezza e 18 m di larghezza e si componeva di circa 150 lastre rettangolari di mano bianco di dimensioni variabili, disposte su undici file; nelle prime otto dal basso le lastre erano disposte verticalmente e orizzontalmente in alternanza, mentre nelle ultime tre erano orizzontali. Il disegno della pianta fu inciso sulle singole lastre e rubricato di rosso per facilitarne la lettura. Punto di riferimento eccezionale per l’ubicazione dei monumenti e la conoscenza topografica dell’Urbe, venne presa a martellate e smantellata nel Medioevo per farne materiale edile. Già nel corso del 1500 cominciarono ad affiorare i primi elementi della pianta che nel corso dei secoli furono raccolti e selezionati portando al recupero di poco più del 20% di questo straordinario strumento di conoscenza.

All’interno l’allestimento stupirà lo spettatore, il pavimento trasparente è realizzato con una riproduzione della pianta di Giovanni Battista Nolli del 1748 e al suo interno sono sistemati alcuni dei frammenti originali della Forma Urbis nella posizione corrispondente a quella originale se la pianta fosse completa. Ai lati della sala vedute aeree della città. Una pannellistica interna racconta la cronologia dei ritrovamenti e il luogo del ritrovamento stesso invitando a riflettere sul ruolo dell’archeologia nella riscoperta e conoscenza del passato di Roma.

L’accesso al. museo ha un prezzo simbolico di 5.00 € per i cittadini residenti nel Comune di Roma e di 6.50 € per i no residenti, gratuito per i possessori della MIC card. Il parco sarà liberamente accessibile. Un’altra area verde, finalmente fruibile e non più in balìa di frequentatori poco raccomandabili, si aggiunge al numero dei parchi e giardini affidati al godimento ma anche alla responsabilità dei suoi cittadini.

Ci andremo? Ovviamente si…

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