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Una nuova installazione nel giardino di Palazzo Caffarelli

Da qualche settima c’è movimento nel giardino di Palazzo Caffarelli e non si deve solamente alla bellissima mostra in corso su Fidia, “Il Maestro dell’arte classica”, ma ad un ospite d’eccezione che trova, nella nicchia antistante l’entrata al giardino, servita dal portone cinquecentesco di papa Giulio II della Rovere, una collocazione perfetta. Mi riferisco alla ricostruzione a dimensione originale dell’acrolito di Costantino, che, dalla Fondazione Prada, arriva diritto diritto a Roma sul colle capitolino. L’opera, dell’artista olandese Rem Koolhaas, era stata esposta a Milano all’interno della mostra “Recycling Beauty” di Salvatore Settis e Anna Anguissola con il finanziamento della Fondazione Prada conclusasi nel febbraio del 2023.

Obiettivo della mostra far riflettere sul “riciclo” del concetto di bellezza: ossia di come alcuni capolavori del mondo antico abbiano influenzato gli artisti ad essi contemporanei o di poco successivi o addirittura a noi contemporanei. Così, attraverso un lungo viaggio si parte propio da Fidia, il grande scultore ateniese del V secolo a.C, si passa per la statua colossale dell’imperatore Costantino degli inizi del IV d.C. e si arriva ai giorni nostri. Chiaro il collegamento con la presente mostra (che sto proponendo da diverse settimane) ma anche con l’allestimento del Palazzo dei Conservatori, all’interno dei Musei Capitolini, dove sono sistemati i pezzi superstiti del grande monumento a Costantino.

Il modello originale da cui l’autore della statua di Costantino partì fu la statua criselefantina di Zeus ad Olimpia che Fidia realizzò nel 431 a.C., quando, accusato di “asebeia”, empietà, e appropriazione indebita, fu costretto a lasciare Atene, la sua amata Atene, e ripiegare ad Olimpia dove avrebbe concluso la sua vita.

Fidia era stato il grande interprete dell’Atene periclea scultore dell’Apollo Parnopio, dei tre modelli di Atena, l’Atena Promachos, l’Atena Lemnia, l’Atena Parthenos, direttore del cantiere del Partenone, autore del Donario degli Ateniesi e dell’Amazzone di tipo Sciarra. Fidia diede materia a quel momento storico pazzesco che Atene visse dopo aver trionfato contro Dario I di Persia, Dario il Grande, il re dei re, l’uomo sui cui confini non tramontava mai il sole tanto erano estesi. Una vittoria, quella dei Greci, che esplose nel mondo antico al pari di una bomba. Conseguenze di quella vittoria furono la Lega Delo-Attica, l’avvento di Pericle, la nascita dell’arte classica, di cui Fidia fu il volto e le mani.

La statua di Zeus nasce quando tutto questo ebbe, nella Guerra del Peloponneso, la sua triste conclusione e Fidia fu costretto a riparare ad Olimpia dove diede vita ad un vero capolavoro: la statua d’oro e d’avorio del Padre di tutti gli Dei. Alta 12 metri scolpita come se fosse vera con un programma iconografico immenso, fu annoverata tra le sette meraviglie del mondo antico assieme ai giardini di Babilonia e al Colosso di Rodi.

A quel modello si ispirò lo scultore che realizzò la statua di Costantino; sebbene una copia, l’opera di Rem Koolhaas, è fedelissima all’originale. Costantino siede su di un trono, è nudo, veste solo il paludamentum, un mantello che si usava per ripararsi dal freddo e che si indossava sopra la corazza, in quanto non uomo ma Dio, come tutti gli imperatori; nella mano sinistra un globo dorato, l’orbis antiquus, ossia il mondo nelle mani di Roma, nella destra uno scettro, simbolo del comando, sormontato da una sfera che poteva essere di calcedonio, pasta vitrea, diaspro rosso. Lo sguardo è fisso, fiero e non mostra incertezze. La statua è stata ritrovata già a pezzi nella basilica di Massenzio, che Costantino trasforma nella sua basilica arrogandosi il merito di aver realizzato il più grande edificio basilicale pagana della capitale. Dopo il suo ritrovamento venne portata ai Musei Capitolini e sistemata nel cortile del Palazzo dei Conservatori dove suscita ammirazione e stupore nei visitatori e non solo.

La sua ricostruzione a dimensioni originali è stata considerata da alcuni addetti ai lavori non necessaria, pacchiana, e la sua collocazione nel giardino Caffarelli l’ennesimo tentativo di trasformare Roma in una Disneyland per turisti. Premesso che, loro spazio espositivo di Palazzo Caffarelli ospita mostre di una raffinatezza estrema, che in pochi conoscono e frequentano, trovo questo “esperimento” interessante, di aiuto alla ricostruzione delle opere d’arte del passato e di grande impatto e la sua collocazione incantevole e di grande valorizzazione per uno spazio già di per sé magico.

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