Ritrovata una porzione della Porticus Minucia Frumentaria
Non finisce mai di stupire la nostra meravigliosa città e di dimostrarci la propria generosità.
Risale a pochi giorni fa la notizia ufficiale del ritrovamento di una piccola porzione della Porticus Minucia Frumentaria durante i lavori di ristrutturazione di Palazzo Lares Permarini, palazzo dall’inconfondibile stile razionalista su via delle Botteghe Oscure, destinato a diventare, al pari di altri edifici storici della capitale, un albergo di lusso della catena Radisson Collection. Lo scavo, effettuato tra maggio e giugno del 2020 è stato diretto dall’archeologa della Soprintendenza Marta Baumgartner, responsabile di questo quadrante della città. La scoperta e lo scavo e la successiva valorizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione della Finint Investments, società di gestione del risparmio del Gruppo Finint, che ha ottenuto lo stabile e il via libera alla sua nuova destinazione d’uso per finalità ricettive.

Il ritrovamento della struttura antica e la sua importanza dal punto di vista archeologico ha convinto i finanziatori ad intraprendere un progetto di valorizzazione che sarà anche un punto di forza del nuovo albergo che, con ogni probabilità, renderà accessibili al pubblico gli scavi. La scoperta della struttura, composta da due file imponenti di blocchi in peperino risalenti all’epoca imperiale, consente di segnare con precisione il confine orientale della porticus, rinvenuta durante gli anni’ 30 del 1900 accanto al palazzo in questione. Guglielmo Gatti durante i lavori di costruzione dello stesso, nel lontano 1938, ne aveva evidenziato le strutture ma non era stato in grado di definirne il margine che, ora, appare chiaro e permette di risalire alle esatte misure della porticus, visibile, nel suo limes occidentale nell’area museale dell’area sacra di Largo Argentina, rinvenuta negli stessi anni e dal 2023 finalmente aperta al grande pubblico.

I ritrovamenti corrispondono alla parte dell’edificio di epoca imperiale così come viene rappresentato nella Forma Urbis severiana, la grande rappresentazione picta, incisa e scolpita nel 209 d.C. dall’imperatore Settimio Severo e rappresentano il completamento di un quadro fino a questo momento frammentato della conoscenza del complesso. Riguardo la datazione della fase attualmente visibile, gli strati di abbandono di III secolo, confermerebbero l’ipotesi che in quel periodo fossero sospese le erogazioni gratuite di pane e sementi non solo qui ma anche negli altri luoghi deputati a tale funzione.

Lo scavo ha rivelato anche la presenza di due strutture esterne: il primo consiste in un frammento di pavimento a mosaico composto da tessere bianche e nere e databile al I secolo dopo Cristo, il secondo è un ambiente di servizio con pavimento in opus spicatum databile alla tarda età imperiale che probabilmente si trovava sul lato esterno della struttura dopo il suo abbandono e che trova riscontri con quanto presente sempre sulla sopracitata pianta marmorea della città.

La Porticus Minucia era il luogo delle elargitiones, ossia delle distribuzioni di grano e sementi alla plebe di Roma; eretta per volontà di Marco Minucio Rufo, per celebrare la vittoria riportata sugli Scordisci nel 106 a. C., aveva l’aspetto di un recinto di forma quadrangolare articolato su due file di colonne con copertura in tegole. Al centro del recinto il tempio delle Ninfe, octastilo e periptero, contenente i registri con indicati i nomi di coloro che avevano diritto a tali distribuzioni. Intorno un’area verde con aiuole sistemate a disegnare viali a forma di croce. Il braccio ovest del quadriportico divideva la stessa dalla limitrofa area sacra repubblicana, da noi moderni denominata di Largo di Torre Argentina, dalla casa torre del maestro di cerimonie Johannes Burckhardt detto l’Argentino, da cui il toponimo, e dava un’idea di quell’incastro millimetrico che erano le strutture che animavano il cuore del Campo Marzio centrale. Innumerevoli i rimaneggiamenti, documentati fino al III secolo d.C. a cui seguì la sospensione delle distribuzioni alimentari e l’abbandono della struttura con un conseguente riutilizzo o cambiamento di destinazione delle strutture ad esso pertinenti.

Mauro Sbroggiò, player del gruppo Finint Investments, sottolinea : “Siamo un player molto attento alla rigenerazione urbana e al contesto in cui operiamo. Questa ristrutturazione, che ridà vita ad un palazzo prestigioso, rappresenta per noi un successo perché ci ha permesso di valorizzare questi importanti ritrovamenti archeologici mettendoli a disposizione della collettività grazie ad una collaborazione continua e sinergica con la Soprintendenza. Apre questi reperti e garantirne una fruizione costante della comunità è un esempio tangibile degli ottimi risultati che possono nascere da una proficua collaborazione tra pubblico e privato“. Parole che consolano e fanno ben sperare che ci possa essere rispetto per il nostro patrimonio archeologico in una città ricca di tutto come Roma.
