Roma, work in progress

Ooops., forse dovrei cambiare nome al titolo della rubrica…

La Porta Santa è stata aperta, ufficialmente l’anno giubilare è iniziato e la sottoscritta è passata già cinque volte sotto la Porta Santa. Nel mentre, alcuni die più importanti cantieri della capitale, come da copione, sono stati consegnati, sempre accompagnati dalle solite polemiche, in alcuni casi sterili.

Oggi mi preme raccontarvi della conclusione di un cantiere di pulitura di una fontana che non ho mai avuto il piacere di vedere pulita, ma sempre incrostata di calcare e muschi, mi riferisco alla fontana presso il tempio di Ercole Olivario di fronte alla Bocca della Verità, nel cuore del Foro Boario e del Foro Olitorio. La fontana non è esattamente al centro della piccola, ma ricca, area giardino circostante, ma leggermente spostata verso il ciglio di via del Teatro di Marcello, quasi in prospettiva rispetto al monumentale campanile della vicina chiesa di S. Maria in Cosmedin. La location è da cartolina e dal punto di vista archeologico è da sentirsi male, ma noi rimarremo con i piedi per terra e ci limiteremo a parlare della fontana detta dei”Tritoni”.

Il progetto si ispira alla fontana del Tritone di Gian Lorenzo Bernini e si deve all’architetto Francesco Carlo Bizzaccheri (1655- 1721) che all’epoca la ideò quale omaggio a Clemente XI della famiglia Albani che pontificò dal 1701 al 1721. L’artista immaginò una vasca ispirata alla stella ad otto punte dello stemma della famiglia Albani. Al centro di questa si eleva una scogliera ornata da ciuffi di vegetazione, scolpita da Filippo Bai. La scogliera realizza una piattaforma ideale per i due tritoni che vi sono adagiati sopra. In travertino, gioca con il colore del lapis tiburtinus, la pietra di Tivoli, osannata già dai Romani per le sue caratteristiche: duttilità, porosità e resistenza, oltre ad una discreta componente economica, costa meno del marmo, il che non guasta mai. Sopra la scogliera due tritoni inginocchiati, con le code incrociate, scolpiti da Francesco Moratti, sorreggono una valva di conchiglia con funzione di catino, decorata sui lati da due monumentali stemmi Albani, e sormontata da un trimonzio da cui si innalza lo zampillo.

I due tritoni sono stati fortemente caratterizzati, sai nel fisco, scultoreo, sia nell’espressione seriosa chiamati a sostenere il peso del catino conchilifero trasformato in contenitore primario dello zampillo che, discendendo dal bordo della stessa, gocciola creando rigagnoli d’acqua sottili e filiformi verso la seconda vasca, ovale, rimbalzando e producendo un effetto sonoro, proprio sui quella scogliera poc’anzi descritta.

La figura del Tritone è ripresa dal primo libro delle Metamorfosi di Ovidio, dove si narra per l’appunto di un tritone che, emergendo dai flutti, suona nella sua buccina cava, così da annunciare al mondo il trionfo degli dei.

Bizzaccheri (1616- 1721), fu un grande interprete del 700 italiano. Fu a bottega presso l’architetto Carlo Fontana e successivamente divenne membro della Congregazione dei virtuosi del Pantheon, accademia pontificai nata nel XVI secolo, avente per statuto lo scopo «di favorire lo studio, l’esercizio ed il perfezionamento delle Lettere e Belle Arti, con particolare riguardo alla letteratura d’ispirazione cristiana e all’arte sacra in tutte le sue espressioni“. Fu attivissimo nelle operazioni di renovato di alcune chiese storiche di Roma: La cappella dedicata. a S. Anna nella chiesa di S. Maria in Montesanto, ha curato la decorazione del convento di S. Maria Maddalena Convento e di San Lorenzo in Lucina,è l’autore del monumento della Principessa Flavia Bonelli, Cappella della Madonna del Divino Aiuto (1691) e del ciborio di pietre dure soprastante l’altare della Cappella del Crocifisso a San Marcello al corso, a chiudere, ma di opere da ricordare ce ne sarebbero altre, la decorazione con marmi e stucchi della Cappella del Maderno, all’interno del palazzo del Monte di Pietà.

Con l’occasione sono stati risistemati i giardinetti prospicienti, che, obiettivamente, versavano in uno stato di incuria imbarazzante. L’intervento è stato minimale, in ogni senso, ma funzionale: sono state rimosse le siepi di bosso, mancava poco che esalassero l’ultimo respiro, e sono stati piantati tre cipressi dieto la fontana, l’erba è stata piantata nuovamente e i violetti n ghiaia ripristinati, una botta di pulitura ai ruderi architettonici che giacciono fintamente abbandonati sul prato.

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