E alla fine sono tornate!!!

Roma work in progress, lunga è la via verso il Giubileo…

Non sarà sfuggito agli occhi dei solerti cittadini romani, nonché lettori di Hedera Picta, che qualcosa, su via dei Fori Imperiali un cantiere da anni per la famosa stazione Colosseo della Metro C, sta cambiando, in positivo, oserei dire. Non se ne vedeva la fine e, soprattuto, ogni settimana si cambiava lato di percorrenza ai poveri pedoni. Ora si intravedono le scale mobili per scendere sotto le viscere di Roma, i marciapiedi sul lato sinistro, spalle al Colosseo, della via, sono ultimati, si vedono i tappeti di erba stesi sulle aiuole laterali e si scorgono nuovamente i muri di contenimento del soprastante affaccio, ma, cosa più importante di tutte, sono tornate loro….le tavole policrome di epoca mussoliniana che raccontano l’espansione di Roma nei secoli.

L’idea di una via che fosse di collegamento tra l’Anfiteatro Flavio, la stazione Termini e piazza Venezia faceva già parte del più volte ricordato piano regolatore di Alessandro Viviani del 1885, quello che fece nascere via Cavour, via Nazionale, via Venti Settembre, Corso Vittorio Emanuele II e la sua stampella, Corso Rinascimento e via Zanardelli, ma venne concretamente realizzato da Mussolini tra il 1931 e il 1933 con via dell’Impero, l’italica via che avrebbe messo in comunicazione il Colosseo, simbolo della romanità per eccellenza, e piazza Venezia, sede degli uffici di Mussolini, il fantomatico balconcino, e il Vittoriano, il monumento all’Unità d’Italia che in molti ritengono opera del Duce essendo stata assai sottomesso alla propaganda operata in quegli anni. Le cartine in marmo bianco e lavagna hanno una cornice che le rende tipo quadri da parete, e alla base due mensole in travertino con aquile ad ali disperate scolpite al di sopra.

I primi sventramenti iniziarono già dal 1929, in concomitanza con l’apertura del cantiere per la via del Mare, oggi via del Teatro di Marcello e via Petroselli, e si conclusero nel 1932 con la solenne inaugurazione della via, solcata ne i suoi 900 m di lunghezza, da una parata militare in simile fascista.

A fare da coronamento al contesto, nel muro di contenimento a sinistra della basilica di Massenzio, cinque, oggi sono quattro, tavole policrome che raccontano la storia dell’espansione di Roma. L’idea fu del Munoz, allora direttore della X Ripartizione Antichità e Belle Arti, motivato dal Governatore di Roma Boncompagni Ludovisi che lo aveva scelto per quel ruolo.

E allora iniziamo il racconto più emozionante che ci sia. Nella cartina n. 1 (in foto) Roma agli inizi dell’età romulea, quando, le comunità di pastori che vivevano sul Palatino, si unirono per fondare un’unica realtà donandosi una sola lingua, un’unica moneta, unendo le loro risorse sotto la guida di una politica condivisa. Sinecismo, questa è la bellissima parola che riassume tutto ciò. Che poi si sia creata la storia dei gemelli, eletta a leggenda in età augustea con una discendenza dei nostri antenati direttamente da Enea in fuga da Ilio in fiamme con il figlioletto Ascanio e il padre Anchise, beh, questa è un’altra versione.

Nella cartina n. 2 siamo dopo le guerre puniche che sono seguite a quelle sannitiche e che hanno portato Roma alla metà del II secolo a.C. ad essere la dominante di un territorio che travalicava l’italico stivale. Le suddette guerre sono magistralmente riassunte dalla regina viarum, la via Appia, la linea indefettibile, cito Paolo Rumiz, che non piega fino a Terracina e che da Roma, prima arrivava a Capua, poi fino a Maleventum, diventata Benevento dopo le vittorie su Annibale, per arrestarsi a Brindisi con il finire delle stesse. Una rapida ascesa che in pochi sarebbero stati in grado di sostenere e mantenere, ma si sa che le premesse c’erano tutte per poter dare vita ad una vera e propria saga.

Nella cartina n. 3 siamo nel pieno dell’età augustea, il che vuol dire avere già passato e digerito l’età sillana, la guerra civile tra Mario e Silla e Cesare e Pompeo e le prime mosse tattiche e politiche di Ottaviano, a breve Augusto. Ecco allora Roma essere signora di tutta l’Europa, della penisola balcanica, della penisola Calcidica, della Turchia, delle coste dell’Africa. Un IMPERO nel vero senso del termine. Inizia lo strapotere della gens Iulia che regnerà fino a Nerone consolidando nelle proprie mani un potere senza eguali.

La visione della storia di Mussolini si conclude con Marco Aurelio quando, i confini dell’Impero, conoscono la massima espansione, dopo Marco Aurelio quella realtà chiamata Roma comincerà a vacillare, ad arretrare, rendendo necessario, con Aureliano, nel 2732, la costruzione di mura difensive che perimetrarono la città per porla al sicuro da eventuali attacchi dei barbari. Si accusano i primi segni di debolezza, motivo per cui è meglio ricordarla così: irraggiungibile e letale.

Questa la trama raccontata da queste meravigliose cartine geografiche scolpite nella roccia. La loro potenza è inimmaginabile, se ne sai la storia e la sai raccontare. Con un monito, che mai più si ripeta una storia che ebbe come protagonista un regime di dittatura che oppresse la libertà di un popolo e che trasformò la saga dei propri padri in propaganda, omettendo tutti i dettagli e i retroscena di un qualcosa di più complesso, grande e puro come era Roma.

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