Roma work in progress…

Lunga è la via del Giubileo: i Dioscuri a piazza del Campidoglio

Impacchettamento breve ma produttivo e foriero di beltà per il gruppo scultoreo dei Dioscuri che corona la cordonata michelangiolesca a piazza del Campidoglio. I lavori, curati dalla Sovrintendenza Capitolina, all’interno del PNRR, programma Caput Mundi, sono iniziati il 30 settembre, hanno avuto una durata di 240 giorni per un importo di 270mila euro.

Un intervento impegnativo – ha affermato il Sindaco – realizzato in tempi contenuti che ci restituisce meraviglie e anticipa il restauro delle facciate della piazza che saranno concluse per quest’estate. Da quando, nel 1583, sono state messe qui, sono il benvenuto per la piazza del Campidoglio e quindi sono per noi importanti e ora potranno accogliere chi sale la cordonata nel modo migliore“.

Era necessario dare una bella pulitina a questi fustacchioni che omaggiano tutti coloro che salgano verso una delle più belle piazze di Roma. Non si è tuttavia trattato solo di una doverosa rimozione degli inevitabili accumuli di sporcizia e smog, ma anche del consolidamento di alcune delle parti costitutive del gruppo scultoreo. In particolare la zampa anteriore del cavallo del gruppo verso Palazzo dei Conservatori è stata oggetto di una lavorazione che ha comportato la sostituzione del perno interno, non più funzionale. Essendo, alcune parti dell’opera costituite da porzioni di marmo variabili, ne è stata testata la tenuta e, laddove necessario, consolidata l’attaccatura. E che dire? Il risultato è stupefacente.

I Dioscuri, dal greco “diòs kùroi”, ossia i ragazzotti di Zeus, sono i figli illegittimi di Zeus e Leda, Castore e Polluce, gemelli semidivini dotati di qualità non comuni: Castore era una cavallerizzo senza rivali, capace di cavalcare o domare qualsiasi quadrupede vivente, Polluce aveva un pugno micidiale.

Furono protagonisti di alcuni degli episodi più importanti della storia di Roma, quella che, raccolta nell’opera omnia di Tito Livio, “Ab urbe condita“, letteralmente dalla fondazione di Roma, compendio della storia di Roma da Enea a Tiberio, hanno contribuito a costruire il suo mito. Nello specifico, furono i principali artefici di una vittoria, quella del Lago Regillo, combattuta nel 499 o nel 496 a.C., che fu determinante per la scalata di Roma all’interno della Lega Latina, una sorta di Lega di Delo, costituita dalle popolazioni del Latium vetus, dove Roma, ultima arrivata, non ricopriva un ruolo primario, tutt’altro. La scommessa fu sfidarla con la consapevolezza che una sconfitta le sarebbe stata fatale.

La vittoria arrivò grazie a due giovani in sella ai propri cavalli bianchi che condussero i Romani verso il trionfo; nel mentre nella capitale l’ansia divorava i cittadini. Si racconta che, presso la Fons iuturnae, ai piedi del Palatino, vicino a quella che sarà la rampa Domizianea, furono visti i due giovani che annunciarono la vittoria riportata e la conseguente scalata all’interno della Lega. Fu un sogno o fu un’apparizione? Non era poi così importante, ma da quel momento il culto dei due gemelli figli di Giove fu celebrato con un tempio ancora oggi parzialmente conservato, restaurato più e più volte nel corso dei secoli.

Risale al 1583 la collocazione sulla balaustra della cordonata del Campidoglio dei due gruppi colossali marmorei dei Dioscuri o Castori, sistemati ai due lati della cordonata su imponenti basi, i Dioscuri accolgono nella piazza michelangiolesca i visitatori che percorrono la grande scalea del Campidoglio.

Interpretati come creazioni eclettiche di età romana, i Dioscuri capitolini sono stati variamente datati: metà I secolo a.C. (età tardo repubblicana), metà del I secolo d.C. (età neroniana), metà del II secolo d.C. (inizio dell’età antonina). Questa ultima ipotesi è supportata non solo da valutazioni stilistiche (il marcato chiaroscuro della capigliatura del Dioscuro di destra), ma anche dalla possibilità di collegare questa nuova, impegnativa esaltazione dei divini protettori di Roma alla duplice successione di Marco Aurelio e Lucio Vero al padre adottivo Antonino Pio, morto nel 161 d.C.

Rinvenuti tra il 1561 e il 1565 in condizioni frammentarie nell’area del Ghetto nei pressi del Lungotevere, i colossi sono stati da subito riconosciuti come Dioscuri, i gemelli divini, figli di Zeus/Giove e Leda, romanizzati come Castores. La zona del rinvenimento è stata messa in relazione con il tempio a loro. dedicato in circo Flaminio, la cui prima costruzione è databile tra il II e il I secolo a.C.; la zona divenne poi emblematica dell’ascesa della gen Iulia nella figura di Ottaviano, poi Augusto, che mantenne il culto dei due strabilianti gemelli, come era prevedibile data la propaganda di questi decenni volta ad esaltare il passato mitico di Roma la cui continuazione sarebbe stata la pagina di storia che si accingeva a scrivere con il passaggio dalla Repubblica all’Impero.

I due gruppi sono il risultato di un lungo processo di restauro, durato quasi venti anni, tra il 1582 e il 1600, e che ha visto coinvolti numerosi scultori. Ricomposti da frammenti, i Dioscuri necessitarono di nuovi interventi di restauro già nel 1613-14 e poi nel 1744. Gli interventi successivi sono del 1889 e del 1953. Collocati sulla cordonata nel 1583, quando Michelangelo era scomparso da diversi decenni, sono il coronamento del radicale intervento voluto sulla piazza da papa Paolo III Farnese. Alessandro Farnese era il figlio di Pier Luigi Farnese, signore di Canino e di Capodimonte, e di Giovanella Caetani, discendete di Bonifacio VIII, fu pontefice dal 1534 al 1549, anni cruciali per Roma che si stava riprendendo dal sacco di Roma del 1527 e che era proiettata verso il Giubileo del 1550, che il papa non celebrò. Affidare a Michelangelo la rivoluzione della piazza, fu una mossa senza precedenti, grazie al Buonarroti la piazza della paganti, quella che aveva sermone avuto gli edifici rivolti verso il Foro, riconosceva il potere temporale della chiesa. Solo Michelangelo poteva accettare la sfida che vinse attraverso i famosi cinque punti del suo progetto: la cordonata, la pavimentazione a forma di stella, la statua del Marco Aurelio, i palazzi gemelli, le scalinate ai lati del Palazzo Senatorio.

Negli ultimi decenni, le più importanti campagne di pulitura della superficie marmorea e consolidamento delle stuccature sono state effettuate nel 1974 nel 2006. Grazie a quest’ultimo intervento il colore del marmo è tornato alle origini e il complesso statuario ha ritrovato la sua solennità, in attesa della fine dei lavori si spera che la visione d’insieme sia appagante al pari di quella offerta da Castore e Polluce protettori della Capitale che ha fatto sognare milioni di persone, romani e non.

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