La fontana di piazza d’Ara Coeli

Torna a splendere la fontana di Giacomo della Porta dopo il tanto atteso restauro

La fontana si trova in una piazzetta ai piedi del Campidoglio nel cuore del rione Campitelli. In pochi la notano, nonostante le dimensioni e la notevole bellezza, soprattutto da quando sulla piazza su cui insiste è stata trasferita la fermata di diverse linee dell’autobus, tutt’al più la sua ringhiera di delimitazione diventa, nelle diverse ore della giornata, una panchina dalla quale attendere l’arrivo dell’autobus.

Eppure ne avrebbe di storie da raccontare. Nel 2024 è stata oggetto di un restauro conclusosi da pochi mesi che ne ha restituito i colori e la percezione della sua decorazione scultorea in parte nascosta dalle concrezioni di calcare che l’avevano intrappolata offuscandone il fascino e l’eleganza.

Tutto ebbe inizio nel lontano 1587, quando, terminato il restauro e il ripristino dell’antico acquedotto alessandrino allora noto come “Acqua Felice” dal nome di battesimo di papa Sisto V, Felice Peretti, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto al fine di rifornire le zone dei colli Quirinale e Viminale.

Papa Sisto V affidò i lavori a Giacomo della Porta che, nel 1589, progettò il disegno realizzato da Andrea Brasca, Pietro Gucci e Pace Naldini che non disattesero le speranze del pontefice.

La fontana si compone di una vasca circolare con due protuberanze opposte che le conferiscono una forma vagamente ovaleggiante; poggiante su tre gradini della stessa forma, il più interno dei quali presenta dimensioni inferiori a quelle della vasca, si apre su una stretta piscina di raccolta dell’acqua. Lateralmente insistono dei mascheroni coronati dalle sembianze leonine.

Occupano una posizione scenografica nascosta nella parte incavata della prima vasca di raccolta. La resa plastica è di altissima qualità così come l’utilizzo del trapano per creare il chiaroscuro e la multidimensionalità della barba e della chioma.

Al centro della vasca un blocco cubico di marmo decorato con ghirlande vegetali convergenti verso il centro dove sono raccordate da altri mascheroni; il suddetto blocco è chiamato a sorreggere un balaustro a forma di calice alla cui sommità è posto un catino contenente quattro putti versanti acqua da altrettante anfore.

Il balaustro è ornato dagli stemmi del Popolo Romano, proprio alla base del calice, a cui sono stati successivamente aggiunti due stemmi della famiglia Chigi in onore del papa sedente, Alessandro VII della medesima famiglia . Gli stemmi sono stati posizionati, in dimensione maggiorata, ai lati della tazza del balaustro al fine di essere immediatamente notati.

Il catino superiore ha una forma a disco ed è ornato da altri mascheroni con la medesima funzione di canali di adduzione dell’acqua. In questo caso rimandano a creature marine come sembrerebbero suggerire gli elementi membranacei ai lati del volto. A coronamento della vasca a disco il gruppo di amorini che trattengono tra le braccia panciute anfore. Al di spora il trimontio, allusione allo stemma araldico della famiglia Chigi.

Nei primi anni del XVIII secolo, durante il pontificato di Clemente XI Albani, i due gradini inferiori vennero eliminati e sostituiti da una più ampia e ribassata piscina di raccolta dell’acqua, circondata da una serie di colonnine in pietra collegate da sbarre in ferro ad opera dell’architetto Giambattista Contini. Anche la piazza su cui presenziava la vasca è in massima parte scomparsa, rimane un’isola pedonale compresa tra via di San Ven Venanzio, via d’Aracoeli e via degli Astalli, incorniciati dallo sperone di palazzo Muti Basso. La scomparsa della piazza risale all’epoca fascista, l’apertura della via del Mare, oggi via del Teatro di Marcello e i lavori di ampliamento di piazza Venezia dopo i primi grandi sventramenti di inizio secolo legati all’edificazione del monumento a Vittorio Emanuele II. Per fortuna la fontana si salvò dalla rimozione e da una nuova sede espositiva restando nel luogo dove era nata.

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