Hedera Picta Archeo newsssss

Una testa di marmo dagli scavi della via Alessandrina…

Quando ribadisco che Roma è una città pazzesca non sto esagerando, dove ti giri ti giri è tutta una novità: dalle nuove piazze, non ce ne perderemo una tra luglio e agosto, alle fontane ripulite, alle “madonnuzze” restaurate, ai giardini riqualificati, ai nuovi percorsi pedonali, ai nuovi affacci sul Tevere, ci sarebbe da sentirsi male se non fosse per il caldo sfinente di questi giorni. Ed ecco la notizia di qualche giorno fa del ritrovamento di una bella testa di marmo nel corso degli scavi in corso lungo l’antica via Alessandrina, una sorta di antenata delle moderna via dei Fori Imperiali, un tempo via dell’Impero; la via infatti serviva il vecchio Quartiere Alessandrino, realizzato sul finire del 1500 dal nipote di papa Pio V Ghislieri, Michele Bonelli, detto l’alessandrino, case popolari per i romani che avevano occupato a mezzo di vere e proprie baracche le strutture superstiti del Fora Imperiali. La via è oggi in corso di demolizione per permettere il ricongiungimento con questo settore del Foro di Traiano, esedra occidentale del portico, biblioteca occidentale del grande emiciclo dei Mercati di Traiano.

I lavori stanno proseguendo soprattutto nel settore nord, lungo il suo lato orientale, ossia quello verso i Mercati di Traiano e la loggia dei Cavalieri di Rodi. Sono state quasi del tutto rimosse le fondazioni delle facciate degli edifici moderni, unica sopravvivenza delle demolizioni mussoliniane, che portarono alla perdita delle strutture affacciantesi sulla via. In particolare da nord verso sud: l’ottocentesco Palazzo Latini Macioti, un palazzetto di abitazioni e la più famosa casa di Flaminio Ponzio (Villa Borghese, il Cembalo dei Borghese, il Fontanone, la Cappella Paolina, il Palazzo del Quirinale, tanto per…), il celeberrimo architetto che abitava proprio qui. La struttura fu ricostruita nel 1938, allora si agiva così, in piazza Campitelli dove attualmente ospita il Dipartimento Attività Culturali e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma.

Contestualmente gli archeologi stanno procedendo alla rimozione del muro ad arcate realizzato in epoca fascista al termine delle demolizioni del ventennio e del trentennio per contenere la strada stessa.

Sul lato occidentale, dove sono evidenti le fondazione seicentesche del Convento di S. Urbano ai Pantani, demolito nel 1933, è stato rinvenuto un muro in tufelli con andamento obliquo databile al XIII secolo. Qui è avvenuto il ritrovamento.

La testa, a soggetto maschile, potrebbe essere stata parte di una statua colossale collocata nel Porticus o nell’esedra, anche se non è scontato che si trovi nel suo contesto di origine. La testa è stata ritrovata in uno strato medievale di mattoni e calce, buttata in quanto non ritenuta più di valore, a volte questi riempimenti medievali riunivano insieme una seria di “rifiuti” provenienti anche da contesti diversi rispetto a quelli per cui erano stati destinati in qualità di colmata. Era stata riutilizzata come materiale da costruzione nella realizzazione di una fondazione secoli dopo. Il volto non è ancora stato identificato, ma si ipotizza possa trattarsi di unaraffiguzrazione del dio Dioniso.

Ricordiamo come già un’altra testa, ora esposta al Museo dei Mercati di Traiano, all’imbocco del corridoio del piano superiore, laddove inizia la rassegna dei materiali provenienti dagli scavi del Foro di Augusto, sia stata ritrovata qualche anno fa, sia stata restaurata e prontamente esposta. L’esemplare in questione mostrava chiaramente gli attributi del dio: una corona sul capo con foglie di edera e grappoli di fiori. Un seconda ipotesi riguarderebbe un ritratto dell’imperatore Traiano o di un membro della sua famiglia. In linea con il sito in cui è avvenuto il ritrovamento.

La finezza dell’intaglio, l’intensità dell’espressione, si sottolineano le rughe della fronte, risultato di un’espressione concentrata e attenta, simil Bruto Capitolino, le dimensioni notevoli e l’alta qualità del marmo ne fanno supporre l’appartenenza alla statuaria imperiale. Ha caratteristiche comuni con la ritrattistica formale di Traiano, quindi del pieno II secolo d.C., , quali la proporzione nel volto, la struttura ossea ben evidente, gli occhi rivolti verso l’alto, i capelli ondulati.

La scultura, prelevata da luogo del ritrovamento con tutte le accortezza del caso, sarà oggetto di un attento restauro e di uno studio la cui finalità sarà smascherare il misterioso personaggio ritratto.

Non è meraviglioso tutto ciò?

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