I Grottoni del Campidoglio
Forse in pochi conoscono i Grottoni del Campidoglio e forse i più nemmeno sapranno cosa siano, ma, e lo dico con cognizione di causa, sappiate che sono una ficata pazzesca e che nel 2026 saranno visitabili per la prima volta dopo quasi settanta anni.
Si tratta di una serie di cavità disposte su due livelli che attraversano il colle da parte a parte e che, in alcuni punti, sono servite anche da scale per favorire il collegamento tra i diversi livelli. Si dividono in “Grottoni Superiori”, circa 700 mt di gallerie e “Grottoni Inferiori”, circa 1900 mt.

Note ai Romani, che le usavano come cave di tufo, nacquero proprio per assolvere alle necessità edilizie della crescente Roma, che da sempre ha utilizzato il tufo per progetti edilizi, sfruttando la sua malleabilità, impermeabilità e resistenza alle fiamme (uso sempre come riferimento il brutto, ma funzionale, muro in peperino che proteggeva il Foro di Augusto dagli incendi della vicina Suburra). Quando realizzarono il tempio di Giove Ottimo Massimo, il primo e più importante tempio della città realizzato a cavallo tra la monarchia e la Repubblica, forse, per ragioni di sicurezza, ne limitarono lo sfruttamento, e si adoperarono per un loro consolidamento. Dai grottoni superiori è possibile vedere le fondazioni del tempio stesso, oggi conservato nel Palazzo dei Conservatori, sede Museale eccezionale, limitatamente alle fondazioni del basamento, essendo stato distrutto proprio per la realizzazione del primo Palazzo dei Conservatori. ll basamento conservato poggia sul terreno ormai solidificato del colle, e nel suo punto più alto si intravede una delle rampe che si collegano proprio ai nostri grottoni.
La tradizione imponeva che Giove Ottimo Massimo, dall’alto del colle, in compagnia di Giunone e Minerva e dei rispettivi animali totemici: l’aquila per il padre di tutti gli dei, il pavone per la sua divina consorte e la civetta per Atena, la protettrice dell’Acropoli, prima, e ora di Roma, tutto vedesse e tutto controllasse. I Romani dovevano rendere grazie al dio per qualunque accadimento della loro umana esistenza, sia si trattasse di incarichi politici o affari pubblici sia che ciò riguardasse la sfera del privato. Di primaria importanza, dunque, l’accesso al colle, la sicurezza dei grottoni e la salute del tempio con il suo forte impatto scenico. Successivamente, con la dismissione del tempio, le grotte sono state utilizzate nel corso dei secoli in vario modo: come magazzini, cantine, cisterne per la raccolta dell’acqua, quando, attorno allo stesso, nasce un quartiere popolare, vicino al fiume Tevere, frequentato da pescatori, funari, cordai, traghettatori, carpentieri. Il profilo del colle verrà nascosto da case di fortuna, a volte baracche, verrà creata una viabilità arrangiata, pesantemente in salita e soffocata dalle sempre più numerose crescite di livelli di questo quartiere popolare. I grottoni, in quel caso, dietro le case, saranno magazzini e immondezzai di tutto quello che non occorreva più.

In epoca fascista, l’italico piccone, vuoi per aprire via del Teatro di Marcello e scavare le fondamenta dello stesso, vuoi per costruire i palazzi dell’anagrafe, vuoi per liberare il colle dalle costruzioni che lo soffocavano, demolisce l’intero quartiere e riscopre i grottoni, che saranno utilizzati come rifugi antiaerei durante i bombardamenti a cui fu sottoposta la capitale dagli Alleati durante le ultime fasi della guerra.

Il progetto dei Grottoni del Campidoglio, prevede interventi di restauro conservativo e di valorizzazione dei percorsi e delle cavità sotterranee che si snodano all’interno del colle attraversandolo in diverse direzioni e su più livelli. L’eccezionalità delle condizioni di visita e di specificità del luogo, permette di promuovere forme di turismo alternativo, tra archeologia e speleologia, rendendo visitabili i depositi archeologici, con allestimento di Antiquarium e Lapidarium e raccontando attraverso istallazioni multimediali la natura delle cavità sotterranee di Roma.

Tra le sorprese riservate dal restauro figurano i ritrovamenti degli stucchi della demolita chiesa di Sant’Orsola e Santa Caterina, nota come la chiesa de Tor de’Specchi, in quanto si trovava lungo la via di Tor de’ Specchi, l’odierna via del Teatro di Marcello, vicino al versante occidentale del colle. Un’iscrizione del 1180, attualmente nel cortile di Palazzo Venezia, menziona la consacrazione dell’altare di questa chiesa. Viene menzionata nel catalogo di Cencio Camerario del 1192, con il nome di Sco. Nicolao Funariorum, con riferimento ai fabbricanti di funi che vivevano nel rione e che, come da consuetudine, eleggevano una chiesa quale punto di riferimento della confraternita che li univa e li tutelava nello svolgimento delle loro attività; in quelle chiese la confraternita celebrava battesimi, matrimoni, funerali e ne conservava lo stato interno ed esterno. . In una lista di chiese compilata nel 1492, viene citata come S. Nicolai in sinistra scalae Arae Caeli.

Nel 1599, la Confraternita delle Sante Orsola e Caterina venne fondata nella chiesa di Santa Maria della Pietà, loro prima sede ufficiale, per trasferirsi poi nella chiesa di San Nicola de’funari sotto papa Alessandro VII Chigi nel 1662. Nel 1929, a seguito delle grandi opere edilizie portate avanti da Mussolini per liberare il Campidoglio dalle sue costruzioni medievali, tutte le strutture sacre e non, furono demolite, comprese la chiesetta di cui rimane solo una foto in bianco e nero.

L’accesso sarà garantito da entrambe le parti: ai piedi della scalinata dell’Ara Coeli, dove insistono i iresti della famosa insulsa, anch’essa n restauro e collegata a questo progetto, e da via della Consolazione, prima della scalinata id access al colle, oggi infestata da una incontrollata vegetazione e dove si trova un enorme cancello (nella foto immagini generate con l’AI per immaginare il risultato finale con le esposizione dei reperti).

Il progetto, Roma Caput Mundi, che si avvale dei soldi del PNRR, prevede un costo di oltre 2,3 milioni di euro, con consegna nei primi mesi del 2026. I lavori iniziati nel dicembre del 2024, sono stati affidati nella progettazione, alla Mediterranea Engineering ,e alla Minerva restauri per gli stucchi, restaurati in loco. I manufatti e le particolarità, come i numeri civici delle vecchie case, le indicazioni per non perdersi e le cancellate lì ributtate, saranno esposti nel percorso offrendo una visone nuova del colle e della sistemazione michelangiolesca voluta d a papa Paolo III Farnese.
Inutile dire quanto si attenda tutto ciò.
