E anche piazza Mazzini torna a splendere

Da qualche settimana è stato ultimato un nuovo cantiere finanziato con i soldi del PNRR, piazza Mazzini con la sua spettacolare fontana firmata dal grande Raffaele de Vico, protagonista indiscusso di alcuni dei più importanti e artistici scorci verdi della Capitale.

Negli anni Venti del Novecento piazza d’Armi, l’odierno quartiere della Vittoria, fu interessata da una importante pianificazione che prevedeva tracciati viari con grandi piazze e lunghi viali rettilinei incorniciati da parchi e giardini. Già nel 1923, per calibrare l’ingombro delle nuove costruzioni, era stata prevista la costruzione di un giardino e di una fontana monumentale nel grande spazio di piazza Mazzini, fulcro dell’intero tracciato viabilistico del quartiere. La Commissione consultiva per i pubblici giardini composta dal direttore della X Ripartizione, Tommaso Bencivenga, dall’architetto Marcello Piacentini e da Raffaele de Vico in qualità di consulente artistico e dal direttore del Servizio Giardini, Alberto Galimberti, in quell’anno aveva affidato la progettazione allo stesso de Vico, che non lo deluse, tutt’altro.

La prima idea, mantenuta anche in fase di progettazione, prevedeva la costruzione di un bacino centrale di forma ottagonale delimitato da un vialetto in brecciato di fiume che dava accesso a quattro esedre arboree di lecci e allori. I colori per il pavimento mosaico sarebbero stati : bianco, rosso, giallo, nero e verde scuro.

La vasca, coronata da una recinzione con ringhiera a ferro quadro e colonnato in travertino, presentava in corrispondenza degli assi di accesso al giardino, monumentali mensoloni scolpiti rivolti all’interno del bacino sormontati da crateri. Sedili in travertino si dispiegavano attorno al bacino e lungo il perimetro delle esedre arboree ornate da elementi decorativi quali crateri, sfere e pigne, posti su basamenti sagomati.

La caratterizzazione architettonica e monumentale del progetto era affidata alla soluzione del mensolone in travertino dal quale, attraverso una sequenza di vaschette a valva di conchiglia, scorreva l’acqua nel bacino centrale, con un esplicito richiamo alle forme semplici del giardinaggio italiano. Il gioco d’acqua che si veniva a creare doveva riprodurre in chiave moderna le tardo cinquecentesche “catene dell’acqua” che de Vico ripropose, anni più tardi, nel progetto del parco Vergiliano, e che rientrano nel giardino di villa Cecilia Pia. Tra gli elementi decorativi della prima fase progettuale, in cui risultava predominante l’elemento naturale, comparivano due statue, una velata e l’altra con il braccio destro sollevato, poi scartate in fase di realizzazione.

Il 28 ottobre 1926, alla presenza di Benito Mussolini e del Governatore di Roma Filippo Cremonesi, ebbe luogo la solenne cerimonia di inaugurazione della fontana, completa nella sua parte architettonica, ma solo abbozzata nel giardino dove le piante, ancora giovani, segnavano appena i termini dell’opera. L’evento fece molto scalpore ed ebbe molta risonanza, essendo uno dei primi interventi pubblici che aveva usufruito dei benefici finanziari derivati dal passaggio di Roma allo status di Governatorato. Divenne l’emblema del nuovo corso della città inaugurando il filone propagandistico per gli interventi di carattere pubblico.

Il monumento sin da subito venne elogiato per la sua classe meritando un posto d’onore nella Mostra di Architettura del 1926 che si tenne al Palazzo delle Esposizioni e all’Esposizione Internazionale di Torino del 1928 dedicata al Giardino Romano nel cui catalogo veniva esaltato il connubio della grande fontana alle opere di decorazione architettonica e di giardinaggio. Spenti i riflettori dell’inaugurazione, non tardarono a presentarsi i primi problemi conservativi e di manutenzione. Nel 1933 furono danneggiati sei scuri marmoree dei fasci littori che la decoravano, prontamente ripristinati dall’allora X Ripartizione Antichità e belle Arti. Alla fine degli anni Trenta l’intero complesso richiedeva una manutenzione straordinaria per le sue precarie condizioni concenlratesugli otto animali marini, i cosiddetti delfini, in cemento e graniglia collocati all’interno del bacino centrale, che presentavano frammentazioni diffuse e perdite localizzate. Nel 1948 nuovi interventi riguardarono la vasca e la pavimentazione laterale saltata in alcuni dei suoi elementi. In entrambi gli interventi si fece sentire la voce del stesso De Vico, che da sermone aveva. a cuore la sorte dei suoi progetti. In particolare, nello scambio intercorso con Antonio Munoz, soprintendente ai Monumenti del Lazio, nel 1939, in relazione alla sorte dei delfini, si esprimeva con amarezza, riflettendo su come la fretta, la fontana doveva. essere inaugurata il 26 ottobre, per fini propagandistici, era stata una cattiva consigliera, i delfini doveva essere realizzati in pietra, in modo da essere inattaccabili dall’acqua, ma non sarebbero mai stai pronti per la data fissata, realizzarli in cemento, a mezzo di uno stampo, sarebbe stata la soluzione provvisoria n attesa dell’opera ultimata, che mai si fece.

Lo scorso 7 agosto si è concluso, entro i termini previsti, l’intervento di riqualificazione di piazza e viale Mazzini, che ha interessato in maniera integrata il patrimonio verde, la storica fontana monumentale, la pavimentazione pedonale e l’arredo urbano. Un progetto articolato e sinergico, frutto della collaborazione tra dipartimento tutela ambientale, dipartimento sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana, assessorati, Sovrintendenza Capitolina e Municipio I, per un investimento complessivo di oltre 4 milioni di euro che restituisce a cittadini uno dei luoghi più identitari nel cuore di Prati. La riqualificazione ha riguardato una superficie di 35.000 mq, con oltre 750 alberi secolari, di cui 165 solo nella piazza. Dopo approfondite indagini fitostatiche (58 tomografie e 27 pulling test), si è intervenuti con potature mirate, abbattimenti per motivi di sicurezza, rimozione di geotessile e materiali inquinanti, e interventi con AirSpade per migliorare l’ossigenazione del terreno.


Sono stati messi a dimora:
•    130 nuovi alberi (tra lecci, cipressi e pini),
•    730 metri lineari di siepi ornamentali (laurus nobilis e pittosporum tobira),
•    220 piante per impollinatori nelle aiuole romboidali.

Il completamento delle piantumazioni lungo il perimetro della piazza avverrà in ottobre, con la ripresa della stagione agronomica. Il risultato visivo è impressionante: il ritrovato bianco della vasca e delle valve di adduzione con le colonne e gli elementi scuotere permettono alla pavimentazione in ciottoli di fiume di mettere in evidenza il proprio apporto cromatico e restituiscono la primitiva opera del De Vico. L’acqua all’interno della vasca, cristallina e non più stagnante conclude la percezione nuova e ripristinata della piazza. Raffaele dei Vico fu un grandissimo interprete della Roma di inizio secolo a cui diede un’ impronta forte e d elegante nel sua componente verde. A breve un aticolo ricorderà l’opera del primo grande “Gardner designer” della Capitale.

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