Nuovi rinvenimenti presso la scuola a via delle Carine
C’era da aspettarselo, non si possono avviare la vori di ristrutturazione che prevedono la rimozione di un pavimento nel piano basso di un edificio, che si trova a ridosso del Colosseo, e non immaginare di trovare muri o evidenze archeologiche, soprattutto in considerazione della consuetudine tutta romana di costruire il nuovo sul vecchio appoggiandosi alle strutture dello stesso o riempiendole di terra per usarle come basi per i nuovi lavori. E allora ecco che, presso l’Istituto comprensivo di via delle Carine, si sono ritrovate strutture antiche all’ombra dell’Anfiteatro Flavio.

Oltre 6 i milioni di euro, derivanti dal PNRR, di cui beneficia l’istituto, per garantire un adeguamento sismico dello stabile e un adeguamento normativo che prevede l’inserimento di una scala di sicurezza nel piano interrato. Durante i lavori è avvenuto il “fattaccio”, ossia sono stati rinvenuti dei muri in laterizio con volte e teste databili tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C., l’arco di tempo che precedette e poi accolse la grande. rivoluzione rappresentata dalla realizzazione dell’Anfiteatro Flavio.
La scoperta ha portato ad una riorganizzazione dei lavori e un intervento della Soprintendenza speciale e dell’assessora del I Municipio, Alessandra Sermoneta, che prevederà, oltre ad uno studio delle strutture e dei materiali rinvenuti, anche un intervento di musealizzazione direttamente all’interno dell’edificio. Una scuola museo ancora da progettare ma che, l’amministrazione si dichiara convinta di voler realizzare per consentire agli studenti e alla comunità di acquisire una maggiore consapevolezza dei tesori nascosti sotto la città moderna.
Il vicus ad carinas, da cui deriva l’odonimia moderna, era un’antica strada romana che collegava l’Esquilino, zona popolosa, con il Foro Romano, cuore politico, religioso ed economico dell’Urbe. Nel corso dei secoli la strada ha vissuto notevoli modifiche, passando da un’area con botteghe e depositi, tabernae, nell’età Flavia, a una via utilizzata anche come cimitero nell’età tardo antica medioevale.

Se nell’età neroniana la valle del Colosseo era occupata dal lago che l’imperatore utilizzerà come punto di forza della sua Domus Aurea, la sua “casa dorata”, che si sviluppava tra la suddetta valle, il vicino Esquilino e il Celio, senza tralasciare la parte adiacente del colle Palatino, e durante la quale potremmo immaginare la sottomissione della via ad un utilizzo quasi privato a seguito della presenza della casa dell’imperatore, con i Flavi, e il loro programma di restituzione al popolo di quegli spazi e assi pertinenti il demanio pubblico, dobbiamo ipotizzare la rinascita della via, che tornò ad essere asse di collegamento pubblico.
Troppo presto per ipotizzare l’utilizzo dei muri, che mostrano un andamento irregolare, quelli rasati e all’interno del vano interrato, mentre poderose sono le strutture voltate su cui poggiano i muri dell’edificio moderno. Probabile una loro funzione commerciale, piano basso di un’insula multipiano, come quella dell’Ara Coeli, tanto per non muoverci troppo, e in corso di restauro dopo decenni di abbandono.

I reperti: una lucerna, che serviva ad illuminare gli ambienti dell’insulsa o della taberna al piano terra dell’edificio, una mini anfora, oggetto di corredo per una sepoltura o gioco di una bambina; vasellame d mensa, le nostre stoviglie del quotidiano; boccette di vetro, nulla di altamente raffinato ma pertinente la sfera della vista di Goni girono, conferma della popolosità e popolarità della zona.


Aspettiamo con ansia che i lavori siano ultimati e che sia possibile visitare il lavoro ultimato con la valorizzazione in situ , ribadendo sempre il concetto di come l’archeologia non sia mai ostativa, ovvero di blocco e di impedimento ai lavori, ma sia sempre un arricchimento e un punto di forza, nella convinzione comune della necessità della tutela del nostro patrimonio culturale.
