Anne Jeane Valentine Marianne Desglans De Cassiat-Vercell alias Valentine de Saint Point, la donna del Futurismo

Figure di spicco femminili che hanno scritto la storia del XX secolo (XIX episodio)

Valentine de Saint-Point (1875-1953) è stata una ballerina, scrittrice e poetessa francese che ha preso parte al movimento futurista. La sua ricerca artistica, ma anche il suo coraggio nel condurre una vita privata libertina e disinvolta, la portano a essere un punto di riferimento per l’avanguardia, incarnando l’ideale della donna futurista.

Originaria di Lione, dove nasce nel 1875, rimane orfana di padre a otto anni, la mancanza della figura paterna la spinge a sposare un uomo più grande di lei di ben quattordici anni, un professore di filosofia che la lascerà vedova sei anni più tardi. Si risposa nel 1900 con un ex collega del marito, Charles Dumont (da cui accetterà il divorzio con colpa nel 1904) pur di troncare il rapporto e instaurare una “libera unione” con il poeta romanziere, Ricciotto Canudo, critico d’arte e fondatore di riviste, primo grande teorico del cinema.

Valentine è l’unica donna che scrive manifesti artistici a inizio ‘900. I suoi testi sono forti, orgogliosi, a tratti violenti e inseguono l’intento di ribaltare la figura femmine fragile e svenevole, bisognosa di essere salvata dall’uomo, tipica dell’ideale romantico. Del 1912 è il Manifesto della donna futurista, apprezzatissimo dai colleghi italiani che riconoscono in lei la superdonna futurista. Il suo impegno sul fronte femminile la porta, durante la sua attività artistica legata al teatro, a ipotizzare il Teatro della Donna, denunciando la scarsa rappresentatività della figura femminile a teatro, relegata solo alla passionalità e che tralascia qualsiasi altro aspetto psicologico e sociale.

Nel 1913 pubblica anche il Manifesto della lussuria, in cui invita in maniera brutale ad abbandonare un approccio moralista e repressivo, estendendo le libertà non solo all’anima ma anche al corpo. Il testo contiene affermazioni molto pesanti, accettabili solo se interpretate come provocazioni e, ovviamente, suscita grande scandalo in società. La visibilità che ottiene con questi due manifesti indurrà il Marinetti a contattarla per invitarla a far parte della direzione del movimento futurista in rappresentanza delle donne.

Artista estremamente poliedrica. Il suo debutto letterario inizia già nel 1905 con il primo dei suoi tre libri di poesie, dei suoi quattro romanzi (di cui uno è una trilogia), di uno studio su Auguste Rodin e una rappresentazione teatrale; si dedica alla pittura e alla scultura, diventando anche musa ispiratrice di Rodin.

Forse però la sua estrosa creatività trovò nella coreografia la sua più libera espressione. Nel 1913 debutta con il suo primo spettacolo Metacoria dove ad essere protagonista è la Grazia che “dovrebbe illuminare ogni donna”, per citare l’autrice. La sua coreografia, astratta e geometrica, completamente indipendente dalla musica, entusiasmano Filippo Tommaso Marinetti che, nel 1917 pubblicherà il Manifesto della danza futurista, incitando a un ballo sgarbato e disarmonico, la cui ricerca comunicativa vada oltre alla sensualità dei movimenti. Proprio in questo manifesto Marinetti citerà Valentine de Saint-Point portandola come esempio positivo. Fu anche autrice di innumerevoli articoli su diverse testate partecipando al dibattito intellettuale dell’epoca.

Traumatizzata dall’esperienza come crocerossina durante la prima guerra mondiale si allontana dalle speculazioni interventiste e dall’idea di guerra come “igiene del mondo”, di cui il Futurismo si era fatto portabandiera e, a metà della sua vita, si avvicina al misticismo, all’esoterismo e all’Islam. Continua a propagandare idee molto radicali ed estreme riguardanti la condizione femminile mussulmana, riuscendo a inimicarsi sia del pubblico occidentale sia quello orientale. Muore sola al Cairo e, secondo le sue ultime volontà, viene sepolta col suo nome musulmano “Luce spirituale della religione” nel cimitero dell’Imam El Leissi nel 1953.

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