Hedera Picta Archeo News

Nuove scoperte ad Ostia Antica

Risale a qualche giorno fa l’ufficializzazione di una notizia che girava già da qualche settimana, ossia il ritrovamento, nel Parco Archeologico di Ostia Antica, della basilica fatta realizzare da Costantino agli inizi del IV secolo. Una scoperta eccezionale: l’edificio, conservato perfettamente nella sua planimetria, sebbene per un’altezza limitata a pochi centimetri dal piano pavimentale, testimonierebbe l’unico caso di architettura costantiniana conservata ai giorni nostri. Le prime fondazioni basilicali di tal genere, nell’ordine, la basilica del Salvatore (San Giovanni in laterano), San Pietro in agro Vaticano, San Paolo sulla via Ostiense e Santa Croce in Gerusalemme, hanno subito nel corso dei secoli cambiamenti radicali, addirittura la basilica di San Paolo è stata capovolta nel suo orientamento iniziale e la basilica dell’apostolo Pietro ricostruita su se stessa con una soprelevazione pavimentale che permettesse la creazione della “cripta dei Papi”. Nel caso di Ostia antica l’abbandono è stato talmente precoce che, oltre ad una spoliazione radicale dell’edificio, alterazioni dal punto di vista architettonico o planimetrico non dovrebbero registrarsi offrendo una visone “genuina” dell’originario aspetto delle prime basiliche cristiane. L’edificio presenta cinque navate, le colonne non sono più in situ, ma essendo fondazione imperiale, si immaginano marmi preziosi, priva di transetto, conserva un’abside semicircolare che, dai primi rilievi, sembrerebbe essere stata sorretta da colonne in corrispondenza dell’arco trionfale. Fino a questo momento si è sempre data una ricostruzione dell’arco trionfale sorretto da pilastri, come ci hanno abituato le architetture di IX secolo, ma, ripetiamo, si tratterebbe del primo confronto con una originale struttura di IV secolo. La facciata doveva presentare delle finestre che avrebbero facilitato l’illuminazione interna, servita da un portico su colonne addossato alla stessa; come per le altre basiliche si pensa ad un’altezza maggiore della navata centrale, dotata di finestrati sui lati lunghi, e di un’altezza a scendere delle laterale, sempre servite da finestrati funzionali alla sua illuminazione. Per ora i materiali rinvenuti sono di povera entità, eccezion fatta per alcuni graffiti recanti il “Chrismon”, le lettere greche chi e ro, che, in combinazione, formano il nome greco di Cristo, che testimoniano il carattere basilicale della struttura.

Fino a questo momento, con un pochino di fatica e tanti tanti dubbi, si era sempre pensato che la basilica costantiniana di Ostia fosse l’edificio ribattezzato dei Tigriniani, nella Regio V, di fronte alle taverne dei pescivendoli, da tempo riletta come domus, casa signorile, tardo antica i cui proprietari si sarebbero avvicinati al Cristianesimo. La pianta, strana per una basilica, e modesta nella sua dicitura, non aveva del tutto convinto gli archeologi. La sua posizione, lungo la via delle botteghe, a poca distanza dal Foro, emblema dell’espansione della municipio da parte di Augusto, faceva fatica a convincere tutti. Ora la riprova che la basilica donata al vescovo di Ostia dall’imperatore Costantino tra il 325 e il 335 non era l’edificio ricordato ma si trovava fuori da Porta Marina, vicino alla sinagoga ebraica. Ad ingannare l’iscrizione sull’architrave di questa sontuosa dimora nella quale si legge : ” In Cristo. Geon, Fiso, Tigri e Eufrate. Avvicinatevi alla fonte dei Trigriniani”. L’iscrizione. oltre a permettere l’identificazione dei proprietari della casa, rarissimo, ne attesterebbe la vicinanza alla religione cristiana, ma la pianta della abitazione, sebbene colonnata, separata in navate e terminante con una nicchia absidata, difficilmente poteva essere considerata la basilica cultuale di Ostia.

Nello scavo sono impegnate le equipe dell’Università di Roma “La Sapienza”, l’Istituto Germanico di Archeologia diretto dal prof. Zimmermann, le Università di Bonn e Berlino, che scavano da quasi due mesi. A breve lo scavo verrà ricoperto in attesa delle prossime campagne di scavo in primavera. Il sito sarà aperto al pubblico questo fine settimana in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, da non perdere.

Una opinione su "Hedera Picta Archeo News"

Lascia un commento