Nuove scoperte dal Palatino
Avrete sicuramente sentito parlare della nuova scoperta che il Parco Archeologico del Colosseo, attraverso la figura e portavoce del suo direttore, Alfonsina Russo, ha comunicato al mondo accademico e non solo, ossia del ritrovamento di una parete interamente decorata in modo “pazzesco” e unica nel suo genere. Si tratta di una parete decorata ritrovata all’interno di uno degli ambienti degli Horrea Agrippiana, lungo il vicus Tuscus, la strada che collegava il porto fluviale sul Tevere e il Foro Romano, a poca distanza dal complesso di S.Maria antiqua e dell’oratorio dei Quaranta Martiri. La parete, integra, era stata sigillata dal muro dei suddetti magazzini e protetta da una coltre di terra che ne ha assicurato la perfetta conservazione. La parete, parte di una struttura distrutta dai magazzini di Agrippa precede la sistemazione data all’area dal genero di Augusto di circa un secolo e mezzo, rendendo ancora più straordinaria la scoperta. Essa faceva parte di un di una domus articolata su più piani, probabilmente organizzata su terrazze e caratterizzata da almeno tre fasi edilizie, databili tra la metà del II secolo a.C. e la fine del I secolo a.C. Distribuita intorno ad un atrio giardino, presentava come suo ambiente di prestigio, lo specus estivus, una sala per banchetti evocatoria dell’idea di grotta, utilizzata durante la stagione estiva per trovare riparo dal caldo e animata da spettacolari giochi d’acqua grazie al passaggio di alcuni tubi, fistule plumbee, fra le pareti decorate. Un modello, quello dei ninfei evocanti le grotte e dei giardini architettonici, che troverà fortuna dal Rinascimento in poi, e che, proprio nel Parco Archeologico del Colosseo ha, negli Horti Farnesiani, uno dei suoi prospetti più spettacolari.

“Ma quello che ci ha stupito- ha aggiunto Alfonsina Russo – è proprio la raffigurazione: in basso, nelle edicole che adornano una quinta scenografica sono presenti delle cataste d’armi. Quindi scudi, un elmo, una lancia, una spada e anche una tromba celtica, la Karnix, a testa di drago, che ci dà un’indicazione ben precisa. E poi ci sono dei timoni, delle prue di navi e elementi che rimandano probabilmente a una battaglia navale”. Nella parte superiore del mosaico è rappresentata anche una città, la cui origine però va investigata. Si ricorda, a tal proposito, la scoperta degli inizi del 2000 a Colle Oppio, sotto i padiglioni delle Terme di Traiano che andavano ad ingrandire le precedenti Terme di Tito costruite per cancellare la memoria della Domus Aurea neroniana, di una veduta di città trasformata in parete di passaggio per i tubi dell’acqua delle soprastanti terme e conservatasi proprio per questo motivo.

È una rappresentazione assolutamente eccezionale, con il riferimento evidente di un evento bellico ancora da individuare ma che probabilmente riguarda un personaggio importante e aristocratico romano che lo ha voluto evocare nell’abitazione fatta costruire per celebrare il suo status. È eccezionale anche per l’antichità, perché siamo alla fine del secondo secolo avanti Cristo, inizi del primo, e perché è conservata in maniera sorprendente. Anche la casualità della scoperta ha dell’eccezionale: dalla sua realizzazione e successivo abbandono è sempre rimasto lì nascosto e forse perché no, in attesa di essere riscoperto.
Sorprendente è stato il rinvenimento dei vetri policromi, “raffinatissimi, realizzati prima dell’invenzione della canna da soffio. E poi il blu egizio in grande abbondanza e i marmi bianchi, ma abbiamo trovato addirittura un rametto di corallo” è stato spiegato durante la conferenza stampa. La raffigurazione va ancora chiarita del tutto, ma ciò che appare sin da ora evidente è che, all’ombra del Colosseo, è ancora possibile scoprire preziosi reperti.

