Figure di spicco femminili che hanno scritto la storia del XIX secolo (XXI episodio)
Si torna a parlare di archeolgia e questa volta attraverso la rubrica dedicata alle donne e per mezzo di una signorina americana alta e slanciata famosa per aver partecipato, per conto dell’Università di Cincinnati, alla spedizione a Troia.
Marion Rawson nacque a Cincinnati, Ohio, nel 1898 da una modesta famiglia. Gli studi primari si svolsero nella scuola femminile di Wykeham Rise School a Washington, Connecticut, per poi proseguire al Bryn Mawr College con un orientamento che non aveva molto a che fare con l’archeologia: psicologia, economia e scienze politiche. La sua prima esperienza con l’archeologia risale al 1926, quando, dopo aver concluso il college, si prese una pausa per tornare Cincinnati dove, spinta dalla madre, accettò un lavoro part-time presso la piccola biblioteca cittadina, dove incontrò, se così si può dire, alcuni testi di carattere archeologico che raccontavano delle ultime scoperte. Fu così che scoccò la scintilla che la portò ad iscriversi all’Università di Cincinnati.

Partecipò al suo primo scavo nel 1928 a Prosymna con il ruolo di addetta alla catalogazione delle fotografie di scavo, passione, quella per le foto e per i video, che manterrà per tutta la sua carriera accademica. Dal 1933 al 1938 divenne parte integrante dell’equipe di scavo universitaria impegnata nella riscoperta dell’antica Troia dove ottenne, grazie alla sua preparazione, incarichi di diversa natura: responsabile di settore, addetta alla schedatura e siglatura dei reperti ceramici., addetta alla documentazione di scavo. Marion fu l’unica donna ad essere parte del gruppo di ricercatori. Le indagini terminarono nel 1938 e furono il trampolino di lancio per la sua carriera. Negli anni che la videro impegnata nella campagna di scavo aveva preso l’abitudine di compilare, a fine giornata, oltre al tradizionale giornale di scavo, indispensabile per noi archeologi per ricostruire tutti i passaggi della campagna di scavo, un secondo diario molto dettagliato dove annotare i particolari che per la studiosa erano degni di nota e che le avrebbero permesso, a posteriori, di ricordare tutti i passaggi intercorsi. La sua dedizione venne premiata e fu scelta come co-autrice insieme a John Caskey e Carl Blegen per le pubblicazioni che avrebbero “raccontato” le campagne di scavo appena concluse e che avrebbero impegnato Marion per i prossimi vent’anni.
Durante gli anni della guerra fu volontaria presso l’ospedale di Cincinnati e si occupò dei soldati feriti al fronte intrattenendoli, nella degenza, con i racconti delle sue missioni a Troia. Ogni sera, nei cameroni allestiti nell’ospedale cittadino, dava vita ad un vero e proprio spettacolo mimando, con l’aiuto delle infermiere e dei medici i “gesti” dell’archeologo, arrivando ad arrampicarsi su una scala per mostrare loro come faceva le fotografie dall’alto.

Cos’ la vediamo arrampicata su una scala mentre cerca l’inquadratura perfetta per il suo video. Bisogna considerare come all’epoca non esistessero i bastoni per alloggiare le macchine fotografiche e permettere un’inquadratura stabile dall’alto e considerare che le foto fossero visibili solo a sviluppo ultimato per cui bisognava eseguire molteplici scatti per essere sicuri di non perdere alcun dettaglio, diverso, ma comunque esaminabile in appositi spazi, anche per le riprese video non era semplice e scontato come oggi; non esistendo la grafica computerizzata le foto erano difficilmente modificabili, per cui era necessario essere davvero bravi nella documentazione fotografica che aveva un costo diverso da oggi. Laboriosa, paziente, costante, acuta osservatrice della stratigrafia che riportava meticolosamente nei suoi taccuini. Le sue dettagliate descrizioni , le sue attente misurazioni, le sue instancabili illustrazioni nei disegni in pianta e in sezione sono impeccabili per gli standard dell’epoca e continuano ad essere fonte indispensabile di dati e confronto per i moderni archeologi. Tempestiva e rigorosa lavoratrice, a volte dietro le quinte, in quanto donna in un ambiente maschile, fu per noi archeologhe “moderne” un punto di riferimento dovendo molto a figure come la Rawson.

Terminata la guerra riprese le sue attività di archeologa, lavorando nel laboratorio universitario dal 1950 al 1953, anni in cui videro la luce i primi tre volumi sugli scavi condotti a Troia. Dal 1953 al 1964 fu protagonista, in quanto direttrice della spedizione che scavò il Palazzo di Nestore a Pilo, in Messenia, città greca del Peloponneso. Il sito, del 1300 a.C., può essere considerato, per splendore e importanza, al pari del palazzo di Micene; fra i vari palazzi rinvenuti è, ad oggi, il meglio conservato, nonostante fu danneggiato da un incendio nel 1200 a.C. Tanto era prestigioso da indurre Pausania, nella sua “Periegesis tou Elladou “, ossia “giro” della Grecia , a lasciarne una descrizione degna della sua fama. Inutile sottolineare l’importanza della scoperta, tanto più che era già stata annunciata, avendo la studiosa individuato il sito già nel 1939, a seguito di una ricognizione preventiva. I restanti anni della sua vita furono dedicati allo studio e alla ricerca con diverse pubblicazioni tra il 1968 e il 1975. Marion Rawson si spense nella sua amata Cincinnati il 29 ottobre del 1980 a seguito di una vita pienamente vissuta in nome del suo grande amore: l’archeologia.
