Hedera Picta Archeo Newsss

Gli scavi di Piazza Pia

Sono ormai settimane che non si parla d’altro, ossia delle grandi scoperte in corso in uno dei cantieri più importanti della Capitale: quello di Piazza Pia, a pochi passi dal Vaticano, sulla parte terminale di via della Conciliazione, a ridosso del biondo Tevere. Una zona archeologicamente delicatissima, già interessata dagli sventramenti per l’abbattimento della Spina di Borgo e per la realizzazione di via della Conciliazione. Le attese erano molte e devo dire che non siamo stati disattesi.

Il progetto prevede la creazione di una piazza pedonale con passaggio veicolare mediante sottopasso, i lavori risultano, quindi, fortemente invasivi e di profondità che, a Roma, significano quasi sempre rischio archeologico altissimo.

Via della Conciliazione fu progettata dagli architetti Marcello Piacenti in e Attilio Spaccarelli e fu creata a partire dal  1936 con la demolizione della cosiddetta “Spina di Borgo”, in seguito alla riconciliazione ufficiale tra il Regno d’Italia e la Santa Sede con la firma dei Patti Lateranensi  avvenuta l’11 febbraio 1929. Fu completata in occasione del Giubileo del 1950 con l’installazione di due file di lampioni a forma di obelisco di travertino, evocatori dell’obelisco posto al centro della piazza di San Pietro, omaggio alla basilica papale di papa Sisto V Peretti, recupero dell’obelisco posto al centro del Circo di Caligola, il luogo del martirio dell’apostolo Pietro su cui insiste la basilica stessa. Via della Conciliazione esemplifica lo stereotipo, diffuso tra i secoli XIX e XX, di una grande strada sull’asse del monumento architettonico, che, in questo caso,  annullò l’invenzione ideata dal Bernini , di gusto squisitamente barocco, che aveva creato un suggestivo gioco prospettico, ponendo, in asse con la scomparsa via di Borgo Nuovo, il portone in bronzo che conduceva alla Scala Regia all’interno della cittadella vaticana; un sorprendente percorso che accompagnava lo spettatore dalle anguste e articolate strade della “Spina di Borgo” alla grandiosità della piazza San Pietro, dalla quale venivano offerti scorci verso la facciata della basilica e verso il michelangiolesco “cupppppolone”. Già in occasione di questi importanti approfondimenti e demolizioni doveva essere venuto fuori qualcosa di rilevante dal punto di vista archeologica, ma all’epoca, forse, alcuni passaggi, furono semplicemente ricoperti per attendere tempi migliori. Oggi, la scoperta della famosa Follonica è stata resa pubblica, ma le immagini, i piloni in cemento armato, sul piano della stessa, non lasciano dubbi circa la sua. scoperta già all’epoca.

Che cos’è una fullonica? Potremmo definirla una tintoria dell’antichità, ossia un posto dove si procedeva alla lavatura, coloritura e ricoloritura dei capi sia in pelle che in stoffa pregiata. Il fallo, era materialmente colui che lavava tessuti attraverso un trattamento che conferiva compattezza, leggerezza e morbidezza ai tessuti. I tessuti venivano trattati in piccole tinozze poste in nicchie circondate da bassi muriccioli dove, il fallo, stava con i piedi immersi nella tinozza riempita di acqua e di una mistura di sostanze alcaline, anche urina e soda, pestava il tessuto, lo sfregava e infine lo strizzava. Lo scopo era quello di applicare gli agenti chimici al tessuto, così che potessero agire separando le sostanze unte e grasse, dopodiché le stoffe venivano lavate in grandi vasche che spesso erano collegate con le forniture idriche urbane. Il tipico impianto era costituito da tre o quattro vasche collegate tra loro dove l’acqua entrava da una parte e usciva dall’altra (vedi foto).

L’ultima fase consisteva in diverse procedure che andavano dalla spazzolatura con un cardo , tosatura, trattamento con lo zolfo per mantenerne il nuovo colore ed eventualmente il nuovo disegno ottenuto attraverso stampi in legno,; successivamente veniva appesa ad una cesta di vimini (viminea cavea) e pressati, attraverso una pressa a vite, per eliminare l’acqua in eccesso. Testimonianze di affreschi rappresentanti una Follonica vengono da Pompei e offrono un documento preziosissimo per capirne il funzionamento. Diventò un’attività molto redditizia tanto da spingere Vespasiano a tassare l’attività. I censori C. Flaminius e L. Aemilius descrissero nella Lex Metilia il metodo corretto per la pratica dei fullones.

La fullonica di piazza Pia sorprende per la sua estensioni, 500 m, e per la sua conservazione, nonostante i piloni in cemento armato, ma le vasche sono perfettamente presenti.

L’impianto risale al II secolo dopo Cristo, età adrianea, e potrebbe essere stato una struttura di servizio per le ville imperiali della zona dell’Ager Vaticanus, dalla villa di Agrippina a quella di Domiziano stesso. I lavori devono procedere velocemente e l’importanza del ritrovamento ha spinto la Soprintendenza a decidere per uno smontaggio del complesso e una sua ricomposizione nel giardino di Castel S. Angelo, sembra fantascienza, eppure oggi, piazza Venezia e il suo futuristico progetto, sembrano voltare in questa direzione, già il sito dell’ENPAM, a piazza Vittorio, è stato pionieristico, in tal senso, ossia smontare i reperti e ricollocarli o nel punto di ritrovamento o altrove, nelle adiacenze. Nel mentre un’altra scoperta delle ultime giornate, un muro, forse ciò che rimane di una recinzione, forse di giardino, attinente alla villa di Agrippina, ne avremo delle belle. A presto con piazza Pia.

Una opinione su "Hedera Picta Archeo Newsss"

  1. S.v., ROMA – Gli scavi di Piazza Pia; in: Hedera Picta Archeo Newsss (05/07/2024); in:

    ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2024. A piazza Pia a Roma emergono strutture di età Giulio-Claudia e il portico di Caligola. Il luogo dell’incontro tra l’Imperatore ed una delegazione di Ebrei di Alessandria d’Egitto; in: Soprintendenza Speciale Roma / Fb; MiC, Vatican News, Hedera Picta / Blog, Finestre sull’Arte [English News], Comune di Roma, Notizie italiane e risorse sui social media (04-05/07/2024).
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