Piazza Pia Parte II
Roma torna nuovamente a far parlare delle sue meraviglie. La notizia risale a un mese fa, e interessa l’opera simbolo del Giubileo 2025: la pedonalizzazione di Piazza Pia attraverso la creazione di un sottopasso che renderà ancora più d’impatto l’arrivo alla piazza di San Pietro percorrendo via della Conciliazione, la strada nata dalle ceneri della “Spina di Borgo” allo scopo di inquadrare come una cartolina la basilica intitolata al principe degli apostoli Pietro. Dopo la scoperta fullonica, una lavanderia, di epoca tardo imperiale, di cui si era data notizia il 5 luglio scorso e proprio asportando quei reperti (che saranno ricollocati altrove), al di sotto sono emerse altre strutture murarie imponenti, con ampie porzioni di travertino, di età imperiale. Si osservano anche tracce dei pali fondativi (quelli che venivano collocati nella fossa), oltre che la porzione una volta “emersa”. Probabile si tratti di una struttura gradonata, con più lati, che un tempo si ergeva per una notevole altezza. Certamente una struttura non secondaria e legata ad un’alta committenza che continua in un’area non ancora scavata (e fuori dalla planimetria del tracciato per l’opera pubblica in corso). Altre novità invece potrebbero arrivare dalle aree ancora inesplorate, dove ancora si dovrà scavare, definite «triangolini» durante la presentazione ufficiale dei primi ritrovamenti.

«Nel corso dei lavori di scavo stratigrafico e delocalizzazione della fullonica rinvenuta nel cantiere per il sottopasso di piazza Pia, a Roma – si legge nel comunicato di via del Collegio Romano – sono stati rinvenuti i resti di un’interessante opera di sistemazione a giardino, affacciata direttamente sulla riva destra del Tevere. Si tratta di una struttura costituita da un muro in opera quadrata di travertino, di terrazzamento della riva del fiume, dietro al quale fu realizzato un portico colonnato, di cui restano le sole fondazioni, e un’ampia superficie aperta sistemata a giardino». Lo scavo, condotto dalla Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, coordinato sul campo dall’archeologa Dora Cirone con la direzione scientifica di Alessio De Cristofaro, ha permesso di documentare come la sistemazione sia stata interessata da tre fasi edilizie, susseguitesi tra l’età di Augusto e quella di Nerone, periodi importanti per lo sviluppo di questo settore periferico della città. Il rinvenimento di un tubo idrico in piombo (fistula plumbea), timbrato con il nome del proprietario della fornitura di acqua, e dunque del giardino, permette di identificare il personaggio titolare del primo rifacimento del complesso. L’iscrizione recita C(ai) Cæsaris Aug (usti) Germanici: si tratta dunque di Caligola, figlio di Germanico e Agrippina maggiore e imperatore dal 37 al 41 dopo Cristo».

Il ritrovamento potrebbe trovare un interessante riscontro anche nelle fonti letterarie antiche. Un passo della Legatio ad Gaium, scritta da Filone di Alessandria, storico ebreo di Alessandria d’Egitto, racconta di come Caligola avesse ricevuto la legazione di ebrei alessandrini proprio negli Horti di Agrippina, in un vasto giardino affacciato sul Tevere, separato dal fiume da un monumentale porticato.
L’ambasceria aveva lo scopo di rappresentare all’imperatore le difficoltà e la crisi che avevano investito la comunità ebraica di Alessandria nelle relazioni con la popolazione greco-alessandrina: crisi che si era manifestata con violenze, tafferugli, episodi di intolleranza religiosa e rivolte che iniziavano a preoccupare non poco la capitale. Ma Caligola, imperatore ispirato e vicino alle teocrazie orientali e sostenitore della componente greca di Alessandria, respinse le richieste. La somiglianza tra i resti rinvenuti e la descrizione dello storico alessandrino suggeriscono di identificare nello scavo di piazza Pia il luogo di quest’incontro. Sempre da piazza Pia, ma da scavi degli inizi del secolo scorso, provengono altri tubi in piombo iscritti, con il nome di Iulia Augusta, presumibilmente Livia Drusilla, la seconda moglie di Augusto e nonna di Germanico. È probabile, dunque, che questa lussuosa residenza fosse passata dapprima in eredità a Germanico e poi, alla morte di questi, a sua moglie Agrippina maggiore e quindi al figlio imperatore.

La zona dell‘Ager vaticanus ha da sempre restituito importanti testimonianze sia del periodo repubblicano che imperiale: dalla necropoli vaticana, al circo di Gaio, ai resti della via Cornelia e Triumphalis, la villa di Agrippina, scandalo del Giubileo del 2000, letteralmente distrutta per la realizzazione del parcheggio multipiano per i bus turistici, alle evidenze emerse, e non salvaguardate, durante la realizzazione di via della Conciliazione, all’ultima inaspettata arrivata ” il teatro di Nerone”. Insomma, una zona ad alto potenziale archeologico che sta contribuendo ogni girono di più alla ricostruzione topografica della Roma dei Cesari!
