Jessie Jane Meriton White Mario, la rivoluzionaria del Risorgimento

Figure di spicco femminili che hanno scritto la storia del XX secolo (XXIII episodio)

Mancavano da qualche mese i contributi a questa rubrica tutta al femminile a cui, la sottoscritta è particolarmente legata, in quanto incentrata su donne dalla personalità forte e determinante che hanno vissuto in un periodo di grandi cambiamenti, per cui eccoci pronti a rimediare con “Miss Uragano”, questo il soprannome di Jessie White, reporter britannica naturalizzata italiana, tra le più importanti documentariste del Risorgimento, sostenitrice della causa italiana, altrimenti detta la “Giovanna d’Arco della causa italiana” da Giuseppe Mazzini, e scusate se è poco.

Jessie Jane Meriton White nacque a Gosport, sobborgo dell’Hampshire, da una famiglia di ricchi armatori e costruttori di velieri che, con l’avvento del battello a vapore, cadde in rovina. Studiò a Londra, dove frequentò Emma Roberts, un’amica di famiglia legata sentimentalmente a Giuseppe Garibaldi, grazie alla quale si interessò sempre più all’Italia e alla “rivoluzione” che qui stava avvenendo. Proseguì i suoi studi alla Sorbona di Parigi come lettrice di filosofia e nel settembre del 1854, con Emma e su invito di Garibaldi, compì un viaggio a Nizza e in Sardegna per una caccia al cinghiale: in quella occasione visitò Caprera e, fortemente attratta dalla personalità di Garibaldi, decise di restare in Italia e di dedicarsi alle lotte per l’indipendenza, di cui scrisse come inviata del «Daily News» dove conobbe Carlo Pisacane e Agostino Bertani, amici del suo futuro marito. Nel 1855 tornò a Londra dove le viene rifiutata l’iscrizione alla Facoltà di medicina, perché donna. Soltanto nel 1874, infatti, fu fondata la London School of Medicine for Women. Tuttavia Jessie, che amava la professione medica e dedicherà gran parte della sua vita all’assistenza di malati e feriti, in particolare durante le guerre risorgimentali italiane, non si rassegnò di fronte al rifiuto del Royal College of Surgeons commentando: «Sono convinta che il modo migliore per far sì che altre donne lavorino è di cominciare a ottenere noi stesse un lavoro pratico. Non andrò comunque in America per seguire quegli studi che l’Inghilterra mi rifiuta. Ma per varie ragioni sono contenta di aver fatto questa esperienza. Diverse personalità del campo medico mi hanno assicurato che se un gruppo di donne chiedesse oggi l’ammissione in uno o più ospedali, dopo il vespaio suscitato fra gli spiriti più aperti dalla mia richiesta, sarebbe molto improbabile che la loro domanda venisse respinta».

Nel 1855 fece ritorno a Londra sperando di diventare la prima donna medico del Regno Unito, e dove, inaspettatamente, fece la conoscenza di Mazzini, in esilio a Londra e capì quanto la causa italiana fosse, ormai, la sua causa. Cercò di reperire fondi a favore della causa italiana parlando in diverse conferenze tenutesi in diverse città del Regno Unito e traducendo il saggio di Felice Orsini Le prigioni austriache d’Italia, vendendo ben 35.000 copie. Coinvolta nel moto mazziniano a Genova, venne arrestata e imprigionata nel carcere di Sant’Andrea con l’accusa di essere fra gli organizzatori della spedizione di Carlo Pisacane nel Sud d’Italia (ed è in effetti a lei che questi consegna il suo testamento politico prima della spedizione di Sapri). In quest’occasione conobbe Alberto Mario, fervente mazziniano, patriota e scrittore, con sui si sposerà cinque mesi dopo in Inghilterra.

Nel 1859, alla notizia della guerra intrapresa da Napoleone III, la coppia, che si trovava a New York, decise di rientrare in Italia dove Alberto Mario seguì Garibaldi in Lombardia e Jessie partecipò come infermiera alle imprese garibaldine. Nuovamente arrestati furono espulsi e si rifugiarono in Svizzera, ma nel 1860, lasciata Lugano, seguirono Garibaldi nella spedizione dei Mille. La partecipazione di Jessie a questa impresa mise in luce il suo eroismo, la sua resistenza fisica, il coraggio, l’ottimismo e l’attenzione per i feriti. Col marito seguì Garibaldi dalla Sicilia a Napoli, dove incontrò Antonietta de Pace, tale è la sua dedizione da ricevere due medaglie d’oro e il soprannome di Hurrican Jane (Miss Uragano) da parte di Mazzini che con lei manterrà una grande amicizia e un rapporto di affetto sincero.

Non interruppe l’attività giornalistica scrivendo come corrispondente dall’Italia per «The Nation», «Morning Star», «Scotsman» e la «Naciòn» di Buenos Aires. Raggiunse ancora Garibaldi nel 1862 in Aspromonte assistendo il medico che lo curò per la ferita riportata nello scontro con l’esercito piemontese. Partecipò alla battaglia di Mentana, nel 1867, entrando successivamente in contrasto col marito che si era allontanato dalle strategie politiche mazziniane e garibaldine. La sua ultima apparizione come attivista fu in Francia, nella battaglia di Digione. Da questo momento lascerà i campi di battaglia e il ruolo di “inviata di guerra” per concentrarsi nella scrittura di libri e memorie. Il garibaldino Ernesto Pozzi così la descrive a Mentana: «Al campo non poteva mancare il più caratteristico tipo garibaldino, la signora Jessie White Mario, infermiera, medichessa, diplomatica, corrispondente di fogli inglesi e americani, soccorritrice con rischio di vita da una ad altra colonna, ambasciatrice fra gli eserciti, irrequieta e sempre britannicamente flemmatica, genio del bene e provvidenza di tutti».

Un uragano anche nelle sue produzioni giornalistiche. Memorabile l’inchiesta che condusse sulle condizioni dell’Italia meridionale, frutto di una ricerca svolta dietro invito del meridionalista Pasquale Villari edita sul giornale «Il pungolo» di Napoli e poi, nel 1877, rielaborata e raccolta in volume, La miseria in Napoli , la prima grande inchiesta nella storia del giornalismo italiano condotta di persona, porta a porta, visitando ogni angolo della città, passando al setaccio la società in tutti i suoi aspetti, descrivendo i bassi, i brefotrofi, gli ospizi, le carceri, i luoghi della povertà estrema, della prostituzione e della criminalità. In esso l’autrice esprime anche il suo pensiero politico sulla forma di governo alla quale l’Italia deve pensare, in stretto rapporto con la necessità di dare soluzione alla disuguaglianza sociale. Fu autrice delle biografie di Garibaldi, Mazzini, Bertani, Nicotera, Cattaneo, Dolfi. Con la morte del marito, avvenuta nel 1883, si dedicò a raccogliere i suoi scritti, che pubblicò postumi. Negli ultimi anni, dal 1897, impartì lezioni di inglese al Magistero di Firenze.

A Roma, sul piazzale Ugo La Malfa si trova un monumento realizzato in onore di Mazzini, la cui realizzazione venne votata in Parlamento nel 1890 con conseguente inizio dei lavori solo nel 1902. Il progetto fu di Ettore Ferrari che si ispirò alla forza del pensiero mazziniano che anima e dà vita alla materia proponendo la figura di Mazzini seduta in posa pensosa e collocata su un alto basamento dal quale emergono, come liberandosi dal marmo, le figurazioni della idea mazziniana: l’aspirazione alla libertà che si concretizza nella Giovane Italia, il sacrificio per la redenzione degli oppressi dalla tirannide, la lotta contro il dispotismo, il trionfo della rivoluzione, la ricomposizione delle spoglie dei martiri. Tralasciando le lungaggini che ne videro l’inaugurazione solo il 2 giugno del 1949, sfruttando il centenario della Seconda Repubblica Romana, sul retro tra i patrioti che animarono la lotta armata al fianco di Mazzini e Garibaldi, figura proprio lei, accanto al marito.

Jessie morì in povertà a Firenze nel 1906. È sepolta nel cimitero di Lendinara accanto al marito, originario di questo comune nei pressi di Rovigo.

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