Figure di spicco femminili che hanno scritto la storia del XIX secolo (XXVII episodio)
Attrice, produttrice, sceneggiatrice e scrittrice, se si volesse riassumere la vita artistica della Bertini non basterebbe lo spazio di questo blog. Donna eclettica e spumeggiante per lei venne coniata la parola ” Diva”, l’attrice più pagata del cinema muto, la prima che intuì come la moda potesse interagire con la macchina da presa vestendo gli attori e facendosi pubblicità, ma la sua vita privata non fu facile.
Figlia naturale di Adelaide Frataglioni, nacque a Prato il 5 gennaio del 1892 da padre ignoto, un mezzo scandalo per l’epoca, e venne battezzata con il nome di Elena Taddeo al Regio Ospedale degli Innocenti di Firenze. Quando la madre conobbe Arturo Salvatore Vitiello e vi convolò a nozze, venne adottata e assunse il cognome del patrigno che si dimostrò davvero attaccato alla figliastra tanto da sostenere la sua carriera senza battere ciglio.

Il suo nome d’arte, Francesca Bertini, le venne cucito addosso da Edoardo Scarpetta, il più importante attore e autore del teatro napoletano tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, capostipite della dinastia teatrale degli Scarpetta-De Filippo, che la volle, giovanissima, nella sua compagnia teatrale, ma Francesca sognava la macchina da presa e le eroine dannunziane.
A diciotto anni esordì sulla pellicola con il “Trovatore” di Louis J. Gasnier. Spinta da una smisurata voglia di emergere e di riscattare le sue umili origini si trasferì a Roma abbandonando Napoli e qui ottenne il ruolo da protagonista con l’ “Histoire d’un Pierrot” di Baldassarre Negroni, nel 1913. La sua consacrazione avvenne con Assunta Spina dove venne diretta da Gustavo Serena. La storia di Assunta Spina fu adattata dal dramma di Salvatore di Giacomo pubblicato nel 1888 in cui si raccontavano le travagliate vicende d’amore di Assunta, proprietaria di una stireria a Napoli, e del suo fidanzato Michele Boccadifuoco che, per gelosia, la sfregia e per questo viene arrestato e imprigionato nel carcere di Avellino. Disperata, Assunta, cercherà di farlo trasferire a Napoli per poterlo andare a trovare ogni giorno convinta di amarlo, e farà un patto con Federico Funelli, il cancelliere, ottenendo il suo trasferimento in cambio del suo corpo. Se inizialmente fu solo il pagamento di un accordo, piano a piano si rese conto di un sentimento diverso, il vero amore, quello che non aveva mai provato per Michele. Il Funelli era però sposato e, all’ultimatum di Assunta, di lasciare la moglie per lei, esita. Nel frattempo Michele, uscito di carcere per buona condotta, scopre la relazione di Assunta con Funelli e, pazzo di gelosia lo uccide. In carcere però, finirà Assunta, eroina tragica fino alla fine, che si addosserà la colpa dell’omicidio. Fu una prova eccezionale da parte della Bertini che però venne consacrata diva con il ruolo da protagonista in “Sangue blu” di Nino Oxilia del 1914.

La sua bellezza, il suo carisma, la sua presenza scenica e la statuaria plasticità che la contraddistinguevano la resero presto un’icona cinematografica, un modello di stile per le signore dell’alta società. Divenne un’abile amministratrice delle sue fortune e potè scegliere quali ruoli interpretare e il compenso, trattando direttamente con le case cinematografiche, potendo dire la sua anche sulla sceneggiatura e sull’intero processo creativo dei film da lei interpretati.

Si pensa che abbia diretto, sotto mentite spoglie, tre film, utilizzando lo pseudonimo di Frank Bert. Dopo il rifiuto di un contratto con la Fox Film che voleva portarla ad Hollywood, fondò la Bertini Film per prodursi direttamente i film. Nel 1919 fu coinvolta in una strana vicenda legale con la scrittrice Annie Vivanti, di cui aveva sceneggiato uno dei suoi romanzi, che l’accusò di plagio per un suo film “La piovra” del 1919 che avrebbe copiato la sua inchiesta dossier, la prima del genere, dove si raccontava la storia di Maria Tarnowska, nobildonna russa accusata di aver fatto uccidere per denaro il suo amante. La vicenda si concluse con un’equa transizione, ma il dubbio rimase.

In quello stesso anno sposò il banchiere svizzero Alfred Paul Cartier e, da quel momento, complice l’avvento del sonoro, abbandonò quasi del tutto i set cinematografici. Fu la prima attrice a scrivere una autobiografia dal titolo “Il resto non conta” nella quale rimarcò il doppio ruolo di artista e manager di sé stessa. L’ultima interpretazione della Bertini fu in “Novecento” di Bernardo Bertolucci dove recitò nei panni di Suor Desolata nel 1976. Morì a Roma il 13 ottobre del 1985 all’età di novantatré anni.
