Margaret Bourke-White

Figure di spicco femminili che hanno scritto la storia del XX secolo (V episodio)

Quest’oggi vorrei raccontarvi la storia di una delle figure più emblematiche del fotogiornalismo del primo Novecento: Margaret Bourke-White. Pioniera dell’informazione e dell’immagine ha esplorato ogni campo di applicazione della fotografia.

Margaret in posa con la sua macchina fotografica fine degli anni’30.

 🤓Nata nel Bronx nel 1904 da un inventore e naturalista, Joseph White, e da Minnie Bourke, casalinga, fu spinta dal padre ad intraprendere studi scientifici iscrivendosi alla facoltà di biologia della Columbia University. Qui frequentò un corso di fotografia tenuto da Clarence White e fu amore a prima vista, per la fotografia, ovviamente. La carriera professionale inizia nel 1927. A vent’anni si confronta con la fotografia industriale, rendendola, per prima, artistica. “Ponti, navi e officine hanno una bellezza inconscia e riflettono lo spirito del momento”, così diceva. La foto con l’imponente diga di Fort Peck nel Montana viene pubblicata sul primo numero di Life, di cui diventerà la prima fotoreporter per di più donna. Nel 1925 un matrimonio lampo con Everett Chapman a cui seguì il divorzio due anni dopo. Nel 1928 apre il primo studio a Cleveland specializzandosi in fotografia d’architettura, di design e industriale, storiche le foto da lei realizzate nelle acciaierie Otis che le danno visibilità portandola alla General Motors. Nel 1929 viene chiamata a New York dal caporedattore di Time, Henry Luce, per collaborare alla nuova rivista illustrata Fortune. Siamo negli anni’30, gli anni della Grande Depressione e i viaggi che Margaret intraprese la portarono spesso nel cuore del Grande Sud sulla sua Corona View 5×7, grazie alla quale riuscì a documentare le difficili condizioni di vita del popolo americano. Un pellegrinaggio nelle campagne che sarà oggetto della pubblicazione di un libro “You Have Seen their Faces”, firmato dallo scrittore Erskin Caldwell compagno di viaggio e suo secondo marito, anche lui per poco tempo. La foto delle persone in fila davanti alla mensa popolare (la foto in basso), consacra la bravura di Margaret. Diventa socia della rivista Fortune e diventa un’inviata di guerra. Dal tetto dell’ambasciata americana fotografò il bombardamento aereo su Mosca nel 1941, unica fotografa straniera presente in Russia. Grazie all’intervento di Roosevelt riuscì ad incontrare Stalin del quale realizzò una fotografia diventata l’unico ritratto non ufficiale per molti anni a seguire. Entrò assieme al generale Patton nel campo di concentramento di Buchenwald, diventando testimone di uno dei più atroci crimini contro l’umanità.

Margaret Bourke-White – Persone in fila alla mensa popolare

Non era solo una fotoreporter era anche una donna: elegantissima, sempre, abbinava i teli con cui copriva la macchina fotografica ai suoi abiti; indossava completi che adattava ai luoghi da lei immortalati, mitico il giubbotto da aviatore vestito in occasione del giorno in cui fotografò l’attacco aereo americano a Tunisi; era bella e si racconta che il suo fascino colpì Marlon Brando, a cui fece un divertente book fotografico. Finita la guerra si recò in India per documentare la divisione con il Pakistan e fotografò Gandhi al cui funerale fu la sola giornalista ad essere invitata assieme a Henry Cartier-Bresson. Famose le foto documento sulle condizioni di lavoro disumane dei minatori di Johannesburg. Suggestive le sue riprese aeree e i suoi esperimenti di fotografia astratta.

Nel 1953 le venne diagnosticato il Parkinson, nel 1959 non fu più in grado di lavorare e si ritirò a vita privata. Operata al cervello, nel 1963 pubblica la sua autobiografia, un bestseller, dopo una caduta nella sua casa di Darren, morirà il 27 agosto del 1971 all’età di 67 anni. Una retrospettiva a lei dedicata è in corso al Museo in Trastevere e la sottoscritta sarà lieta di accompagnarvi ad ammirare gli splendidi scatti di questa grande donna. A breve gli appuntamenti!!!

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