Anna Colemann Ladd

Figure di spicco femminili che hanno scritto la storia del XX secolo(VIII episodio)

Il personaggio femminile di cui racconterò la storia quest’oggi ha saputo fare della propria arte uno strumento di bene adoperandosi nella ricostruzione, attraverso maschere facciali da lei stessa realizzate, dei volti sfigurati dei soldati che avevano combattuto nella Grande Guerra, restituendo loro dignità e una ragione di vita, si chiamava Anna Colemann Ladd, ma era altresì nota come “la scultrice di volti”.

Anna nasce a Bryn Mawr, nella contea di Montgomery, presso Filadelfia, nel 1878. Sin da bambina mostrò una vera e propria passione per le arti e in particolare per la scultura. Ebbe l’opportunità di studiare arte prima a Parigi e poi a Roma, per fare successivamente ritorno a Boston dove conobbe il suo futuro marito, il medico Maynard Ladd, che sposerà nel 1905. Ultimati gli studi nel 1914, contribuì alla fondazione della Guild of Boston Artists, dove ebbe l’opportunità di esporre le sue creazioni. Il Triton Babies, è una delle sue installazioni più famose: si trova nei giardinetti pubblici di Boston, dove venne inaugurata nel 1922 e rappresenta una ragazza che cavalca un tritone in una soluzione scultorea di morbida fusione tra i due corpi ancora giovanili e quindi privi di malizia o sensualità. Non disdegnò neanche il campo della ritrattistica realizzando ritratti per Bette Davis ed Eleonora Duse, si dice che tra i tanti dipinti per lei realizzati solamente tre furono accettati dalla “musa” di D’Annunzio, tra questi, proprio quello firmato da Anna. Breve la parentesi che la vide autrice di due romanzi: Hieronymus Ride e Candid Adventurer a cui si aggiungono due opere teatrali mai prodotte. Nel 1917, in pieno conflitto mondiale, il marito fu trasferito a Parigi come medico della Croce Rossa Americana e Anna lo seguì desiderosa di rendersi utile in un momento di così grande necessità. A Parigi conobbe Francis Derwert Wood, scultore e ufficiale dell’esercito che proprio a Parigi aveva dato vita ad un Dipartimento per la produzione di maschere per i soldati sfigurati in guerra dove venivano realizzate ricostruzioni plastiche dei volti dei deturpati il più possibile vicine all’aspetto originale del paziente.

Modelli di protesi realizzati da Anna

Quello che accadeva in trincea, qualora si fosse sopravvissuti alle operazioni belliche, segnava il soldato nel corpo e nella mente, se poi si tornava con ferite visibili sul volto, dato l’utilizzo di bombe a gas, tornare alla normalità sarebbe stato impossibile. Offrire loro la possibilità di cancellare i segni della guerra per iniziare una nuova avventura di vita sembrò ad Anna la causa giusta da sposare e soprattutto il modo di sfruttare il suo talento, ossia la grande manualità di cui era dotata. Si gettò anima e corpo nel suo nuovo lavoro. La fase iniziale delle sue creazioni consisteva nel verificare il danno del paziente e nel realizzare un servizio fotografico focalizzato sulla lesione da ricostruire. Successivamente veniva realizzato un calco in gesso, argilla o plastilina da cui ricavava una maschera in rame attraverso fogli di rame zincati estremamente sottili che poi veniva modellata e dipinta assecondando l’incarnato del paziente e munendola di baffi, ciglia, pupilla e iride, a seconda della parte da ricostruire. Per ottenere un effetto di maggiore somiglianza, Anna faceva indossare ai pazienti le maschere ancora grezze per cercare di catturare la giusta tonalità. In sostanza vennero realizzate le prime protesi facciali che venivano fissate mediante occhiali speciali o legacci. Un unico limite, la totale mancanza di espressività nel caso si fosse trattato di un occhio. Negli anni in cui prestò servizio Anna realizzò 185 protesi. Nonostante le mutilazioni, le devastazioni e le ferite che fu costretta a vedere nel corso degli anni, non perse mai il sorriso accogliendo sempre ognuno con gentilezza e senza lasciare trasparire impressione per quelle menomazioni. In quegli stessi anni iniziarono i primi interventi di chirurgia plastica ricostruttiva che oggi hanno raggiunto livelli di perfezione stupefacenti.

Uno dei suoi pazienti prima e dopo l’installazione della protesi.

Nel 1932 ad Anna venne conferito il titolo di Cavaliere della Legion d’Onore per il suo grande contributo. Nel 1936 ritornerà con il marito in California riprendendo la sua attività di scultrice che porterà avanti fino al sopraggiungimento della morte nel 1939. Il lavoro e il metodo di Anna sono ancora oggi di ispirazione per i moderni proteisti.

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