Natalina Adelina Cavalieri

Figure di spicco femminili che hanno scritto la storia del XX secolo (XI episodio)

Torna, dopo qualche settimana di assenza, la rubrica di Hedera Picta sulle figure femminili che sono state, ognuna in ambiti differenti, protagoniste della storia del XX secolo e si torna alla grande parlando di Lina Cavalieri, “la donna più bella del mondo”.

🤓Natalina, detta Lina, nacque nel cuore di Roma, a Trastevere, a via del Mattonato n.14, la vigilia di Natale del 1875, primogenita di un edile marchigiano e di una sarta di Onano. A seguito della perdita del lavoro del padre per aver difeso la moglie dalle molestie del suo datore di lavoro, Lina fu costretta, a soli tredici anni, a svolgere umili lavori prima come sarta poi come venditrice di violette e infine come piegatrice di giornali presso “La Tribuna”. Quando poteva assisteva agli spettacoli del “Baraccone delle meraviglie” di piazza Guglielmo Pepe, trovandosi ad imitare le sciantose signorine che calcavano le scene. Fu così che scoprì le sue attitudini per il canto e, con la complicità della madre, iniziò a prendere lezioni dal maestro Molfetta che però si invaghì di lei e la mise incinta all’età di 17 anni, Alessandro sarà il suo unico figlio. Grazie al maestro Molfetta otterrà una piccola scrittura per un teatro a piazza Navona dove, esibendosi di sera, veniva sempre accompagnata dalla madre. Seguirono altri ingaggi: al caffè Torre Belisario, al caffè Concerto di piazza Esedra, al Grande Orfeo di piazza Navona fino alla scrittura al caffè Diocleziano alla stazione Termini e al Salone Margherita, vicino piazza di Spagna. Proprio il Salone Margherita sarà il suo trampolino di lancio, aveva ormai 20 anni ed era al culmine della sua bellezza, che a volte lasciava passare in secondo piano la sua bravura. Diventò in breve tempo una delle più note chanteuse di Roma e venne chiamata ad esibirsi a Napoli, il regno dei caffè chantant. A Parigi trionfò alle Folie Bérgeriès cantando un repertorio di canzoni popolari napoletane accompagnata da un’orchestra tutta al femminile composta di chitarre e mandolini. Divenne l’emblema, l’essenza stessa, della Belle époche per via della sua grazia e della sua innata bellezza. Non era solo affascinante era anche risoluta, si racconta di un duello che affrontò con una nota attrice di teatro dove, a braccia nude e stivaletti dimostrò di saper maneggiare un spada tanto da ferire, in modo non grave, la sua avversaria. Essere associata alla canzone popolare e ai caffè non le diede la soddisfazione sperata, sempre alla ricerca di se stessa, si mise a studiare canto per diventare una cantante lirica. Il debutto avvenne a Lisbona con i Pagliacci di Leoncavallo, un fallimento. Non si scoraggiò e partì alla volta di Napoli per interpretare la Bohème di Puccini, questa volta un vero trionfo, e poi Londra, Roma, New York dove divenne la regina del Metropolitan, allora il massimo per un artista, anche dal punto di vista economico. Qui ottenne importanti ingaggi da parte della Metropolitan Opera Company e della Manhattan Opera Company per la quale, nel 1906, andò in scena con la Fedora di Umberto Giordano al fianco del tenore Enrico Caruso. I due diedero scandalo quando, in una delle innumerevoli repliche, sul finire del II atto, non si limitarono, come da copione, ad un appassionato abbraccio, ma si scambiarono un vero bacio, episodio che fece meritare al Caruso il soprannome di ” The kissing prima donna”.

Lina Cavalieri ed Enrico Caruso “The kissing prima donna”.

Gli stessi autori di queste grandi opere erano titubanti quando venivano a sapere che le proprie eroine avrebbero avuto la voce della Cavalieri per le caratteristiche della sua sonorità non adatta al ruolo di soprano a cui però sopperiva il fortissimo impatto della sua presenza e della raffinata sensualità che era in grado di portare sul palco. Fu in grado di costruirsi intorno un’atmosfera fiabesca e di dare vita ad una figura di grazia e sensualità. I suoi salotti erano frequentati da nobili e principi, politici e potenti tanto da nascere innumerevoli storie, per lo più leggende, sui suoi amanti. D’Annunzio scrisse di lei “la massima testimonianza di Venere in terra” e nel firmarle una copia del suo romanzo Il Piacere, si può solo immaginare la soddisfazione del vate a consegnare personalmente la copia firmata alla bellissima Lina, le dedicò le seguenti parole:” A Lina Cavalieri che ha saputo comporre con arte un’insolita armonia tra la bellezza del suo corpo e la passione del suo canto. Un poeta riconoscente“. La Cavalieri riscosse successo, in quegli anni di rigido puritanesimo, non solo tra gli uomini, ma anche tra le donne, diventando una vera musa ispiratrice di seduzione e di grazia. Nel 1914 l’addio alla lirica e la breve parentesi del cinema con Manon Lescault e altri sette film che non ebbero il successo sperato: sulla scena la sua presenza fisica era tutt’altra questione. Nel 1921 aprì un salone di bellezza a Parigi, frequentato dalle signore più importanti della capitale. Qualche anno più tardi si ritirò dalle scene andando a vivere tra Rieti e Fiesole. Disse: ” Mi ritiro dall’arte senza chiasso dopo una carriera forse troppo clamorosa”.

Il 6 marzo 1944 durante un attacco aereo sulla città di Firenze una bomba colpì la sua villa seppellendola sotto le macerie. La notizia della sua scomparsa fu data dalla radio e lasciò tutti gli ascoltatori in uno stato di profonda tristezza.

Lina Cavalieri ritratta da Boldini.

Altrettanto avventurosa la sua vita privata: 840 proposte di matrimonio che si concretizzarono solo, si fa per dire, cinque volte. Nel 1899 sposò il principe russo Alexander Vladimirovich Baryatinsky dal quale divorziò quasi subito a seguito della richiesta di lasciare le scene (si dice che per la disperazione il principe si risposò con una sosia della Cavalieri); nel 1907 sposò Robert E. Chanler, un americano ricchissimo conosciuto mentre recitava nella Fedora, che voleva comprarla con le sue ricchezze; divorziarono dopo una settimana non senza aver trasferito a proprio nome ingenti fortune di proprietà dell’ormai ex marito; nel 1913 sposò il tenore Lucien Muratore che riuscì a farle lasciare le scene e dal quale divorziò nel 1927 per sposare Giovanni Campari, inventore del celeberrimo drink, che le fu accanto anche in vecchiaia; negli ultimi anni si legò ad Arnaldo Pavoni, suo impresario e segretario con cui condivise i suoi ultimi anni fino alla tragica scomparsa. Forse non tutti sanno che, tra i tanti ammiratori di Lina ci fu il famoso designer Piero Fornasetti e che il volto serigrafato in numerosissime sue realizzazioni era proprio di Lina che divenne marchio incontestabile delle produzioni Fornasetti.

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