Hedera Picta News

Apre al pubblico l’Area Sacra di Largo Argentina

Era nell’aria da qualche settimana: ultimati i lavori di adeguamento, il 20 giugno scorso è stata inaugurata, alla presenza del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri la “nuova” area archeologica, già fruibile da singoli e gruppi.

La direzione scientifica dei lavori è stata seguita dalla Sovrintendenza Capitolina e resa possibile grazie a un atto di mecenatismo della Maison Bulgari che ha permesso di realizzare un nuovo percorso su passerella che, per la prima volta, permette di apprezzare a distanza ravvicinata e in modo sistematico le strutture. Due aree espositive – allestite nel limite orientale dell’Area e nel portico della Torre del Papito – mostrano una selezione dei numerosi reperti rinvenuti durante le demolizioni e gli scavi di epoca fascista. Il sito è accessibile a persone con disabilità motoria o mobilità ridotta attraverso l’utilizzo di una piattaforma elevatrice, mentre all’interno sono stati eliminati dislivelli e salti di quota, rendendo agevole la visita anche in sedia a rotelle. La fruizione, infine, è stata facilitata anche per le persone ipovedenti e non vedenti con la realizzazione di due grandi pannelli tattili e reperti scansionati in 3D. Quando l’antico si veste di nuovo.

🤓L’area sacra di Largo Argentina venne alla luce nel 1926, nel pieno dei lavori di epoca fascista per la creazione di grandi assi viari e di anelli di collegamento. In quell’occasione, i lavori di demolizione del vecchio quartiere compreso tra via del Teatro Argentina, via Florida, via S. Nicola de’ Cesarini e corso Vittorio Emanuele per la costruzione di nuovi edifici riportarono alla luce uno dei più importanti complessi archeologici della città. Inaugurata il 21 aprile del 1929 da Benito Mussolini, l’Area Sacra di Largo Argentina ha mantenuto da allora il proprio aspetto di piazza lastricata su cui sorgono quattro templi, convenzionalmente indicati con le prime lettere dell’alfabeto in assenza di una identificazione certa.

Il Tempio A, il secondo in ordine di antichità, era un tempio di tipo tuscanico, ossia su podio e con fronte in antis, con due colonne sulla fronte ma senza colonnato sui lati, prostilo per gli addetti ai lavori. Era dedicato a Giuturna, ninfa delle fonti, e fu realizzato da Quinto Lutazio Catulo nel 241 a.C. per ricordare la vittoria riportata dai Romani sui Cartaginesi. Il tempio B presenta una forma circolare ed è incorniciato da una peristasi di colonne che poggiano su un crepidoma, un marciapiede sopraelevato da pochi gradini. Dedicato alla Fortuna huiusce diei, ossia la Fortuna del giorno presente, fu realizzato da Quinto Lutazio Catulo, discendente, omonimo, del generale poc’anzi menzionato, per la vittoria riportata nel 101 a.C. sui Cimbri assieme a Gaio Mario. Si dice che bisognasse sempre salutare la statua della Fortuna presente nel tempio, oggi alla Centrale Montemartini, altrimenti erano dolori. Si racconta che Giulio Cesare quando si stava recando in Senato alle idi di Marzo del 44 a.C. si dimenticò di omaggiarla. Beh, sappiamo tutti come andò a finire. Il tempio C è il più antico dei quattro edifici, essendo risalente l IV-III secolo a.C. Grande tempio su podio periptero sine postico, ossia con colonne su tre lati ad eccezione di quello di fondo. Era dedicato a Feronia, divinità connessa con i boschi e le messi. Chiude il tempio D, il più grande dei quattro e il terzo in ordine cronologico. Si fa risalire al II secolo a.C. e si presume fosse dedicato ai Lares Permarini, i prottetori dei naviganti. Fu votato nel 190 a.C. da Lucio Emilio Paolo. Innumerevoli i rifacimenti e gli interventi di ammodernamento, in antico, delle strutture. La loro vocazione al culto delle acque, a cui sembrano rimandare i templi, è spiegabile con la presenza dell’Acqua Virgo, l’acquedotto di Marco Vipsania Agrippa, il genero di Augusto, che alimentava le vicine terme e la limitrofa area del Campo Marzio e la presenza, su via delle Botteghe Oscure, della Porticus Minucia Frumentaria, luogo di distribuzione del grano per poveri della città.

Nel corso del V secolo ha inizio la fase di abbandono e trasformazione dell’area, con strutture che potrebbero riferirsi a un complesso monastico e, tra VIII e IX secolo, a case aristocratiche. A quest’ultimo secolo, infine, appartengono le prime testimonianze di una chiesa all’interno del tempio A, che nel 1132 viene dedicata a San Nicola, con la denominazione prima de’ Calcarario e poi de’ Cesarini. Sull’edificio medievale (di cui si conserva parte dell’abside decorato del XII secolo) in età barocca viene impostato un nuovo edificio sacro, poi distrutto durante le demolizioni del Governatorato.

Un’ultima curiosità, da dove deriva il nome Largo di Torre Argentina? Il nome deriva dall’abitazione, a via del Sudario, 44, di Johannes Burkhardt, detto il Burcardo, cerimoniere di ben cinque papi. Nato a Strasburgo, Argentoratum in latino, amava firmarsi Argentinus, egli aveva acquistato un terreno nella zona, sui resti del teatro di Pompeo su cui aveva fatto costruire il proprio palazzo un volta demolite le evidenze altomedievali. A settembre, quando farà meno caldo andremo a visitare la nuova are archeologica della Capitale. Vi aspetto!!!

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