Roma work in progress…

Lunga è la strada verso il Giubileo: la rinata Porta Angelica

Si intravede la luce, era ora, oserei dire, per alcuni cantieri della Capitale, riconsegnati sotto gli occhi increduli dei Romani che non pensavano sarebbe stato possibile, eppure, Piazza Navona, il Pantheon, via Ottaviano, e, a breve, la fontana del Baciccia alla Bocca della Verità, piazza Risorgimento e piazza dei Cinquecento, saranno ultimate.

Quest’oggi vorrei soffermarmi sulla ripulita Porta Angelica, pronta già da qualche settimana a cui si è aggiunta la fine dei lavori su via di S. Anna inerenti alla ritinteggiatura della facciata e al rifacimento del manto del marciapiede con aggiunta di dissuasori cilindrici a comando.

Porta Angelica si trovava all’angolo tra l’attuale via dei Bastioni di Michelangelo, piazza Risorgimento e via di Porta Angelica con un finale a due fornici aperto nelle Mura Leonine e oggi ripulito. Entrambi furono realizzati da papa Pio IV, Giovanni Angelo Medici, da cui il nome, nel 1563, come via preferenziale per i pellegrini che giungevano in città dalla via Cassia o dalla via Flaminia. La porta era servita da una lunga via, detta strada Angelica, ad uso dei pellegrini, che conduceva direttamente alla stessa con partenza da Ponte Milvio.

Seguendo una consuetudine, già attestata per le porte urbiche dal V secolo, ovvero la cessione in appalto con tanto di riscossione di tassa per il passaggio, nel 1673 viene ceduta alla famiglia Carpegna e, nel 1750, ai Lambertini, famiglia di origine di papa Benedetto XIV che pontificò in quegli anni (1740-1758). La riscossione del pedaggio doveva essere particolarmente onerosa se, famiglie così importanti, fecero pressione per ottenerne l’assegnazione.

Il 30 aprile del 1849 la porta fu location del primo attacco alla Repubblica Romana di Mazzini, Saffi e Garibaldi da parte delle truppe francesi al comando del generale Nicolas Victor Oudinot respinto dalle truppe guidate da Garibaldi. Gli scontri si sposteranno poi sul colle Gianicolo tra Villa Medici e il Vascello con epilogo nel luglio del 1849 e la resa delle truppe garibaldine e il momentaneo rientro di papa Pio IX.

La Porta fu abbattuta nel 1888 insieme al tratto di mura che da qui raggiungeva Castel S. Angelo, al fine di rendere più moderno e fruibile il rione Borgo.

Alcuni resti della porta sono visibili incastonati nel muro dietro l’angolo, su viale dei Bastioni di Michelangelo: si tratta di un’iscrizione lineare “ANGELIS SVIS MANDAVIT DE TE VT CVSTODIANT TE IN OMNIBVS VIIS TVIS” (“Egli ti ha inviato i suoi angeli affinché ti custodiscano in tutte le tue vie”), lo stemma di Pio IV (dal quale sono state asportate le palle) e le due statue degli angeli crociferi che erano poste ai lati dell’apertura. Risulta dalle testimonianze che la porta recava anche la scritta, visibile uguale anche su Porta Castello, “QUI VULT SALVAM REMP. NOS SEQUATUR”, “Chi vuole salva la Repubblica, ci segua”, esortazione che proveniva dai due angeli posti ai lati di entrambe le porte.

Il passaggio che ci riguarda si trova incastonato nelle Mura Leonine, le mura realizzate in fretta e in furia da papa Leone IV (847-854) dopo l’attacco dei Saraceni dell’846 che mise a ferro e fuoco la basilica del Santo Pietro profanandola e saccheggiandola. La particolarità di queste mura è il paramento, realizzato in modo disomogeneo dalle maestranze che furono chiamate a realizzarlo nel minor tempo possibile senza badare alla forma, ma alla sostanza del muro. Mi piace pensarla come una coperta patchwork della nonna, quella fatta con gli avanzi di altre tessiture che non andavano buttate nell’ottica di un proficuo riutilizzo.

Inizialmente ad un solo passaggio, fa fede il testo inscritto a destra dell’immagine: ” Pius III Medices Pontifex Maximus Porta Angelica Iuta Cassiam Aperiut” ovvero, Pio IV della famiglia Medici aprì Porta Angelica presso la via Cassia, ne venne aggiunto un secondo in epoca fascista:” Nell’anno 1933 anno X dell’era fascista fu aperto questo secondo fornice” dando alla porta un maggiore apertura e una maggiore fruibilità. Nell’aggiunta venne rispettato il paramento originario: la porta presenta una ghiera in bugne lisce che inquadra il passaggio ad arco ampio e leggermente ribassato; sulla chiave di volta a destra lo stemma mediceo, a sinistra lo stemma del Comune di Roma coronato e incorniciato da elementi vegetali.

Al di sopra è sormontato dallo stemma Barberini, in riferimento a papa Urbano VIII (1622-1644), che riedificò il passaggio oscurato da costruzioni sorte presso le mura di Leone IV donandole nuova visibilità. Ancora al di sotto ciò che rimane del testo scritto risalente al tempo di Leone IV in persona.

Conclude, sopra l’aggiunta di epoca fascista, lo stemma sabaudo, per non dimenticare da chi era amministrata la città al tempo del Governatorato, ossia la casa Savoia nella figura di Vittorio Emanuel III.

I restauri hanno previsto il ripristino dell’antico colore dell’intonaco, rinfrescato nella sua stesura; la pulitura delle bugne lisce che hanno riacquistato il colore originale e la risarcitura dei brani di muratura in cedimento. A ciò si aggiunge la pulitura delle iscrizioni e la rubricatura del testo in cornice, provato dai decenni. Ci piace immaginare che possa essere il giusto benvenuto per i pellegrini, e non solo, in visita alla città eterna, una cosa è certa, sono la giusta preparazione alla meraviglia prospettica del colonnato berniniano che maestosamente serve la piazza della basilica di San Pietro.

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