Emma Gaggiotti Richards

Figure di spicco femminili che hanno scritto la storia del XX secolo (XXV episodio)

Nell’ambito della mostra in corso a Palazzo Braschi, Pittrici, un excurcus sulle “pittore” del XVII, XVIII e XIX secolo, sono stati tanti i personaggi di cui sono venuta a conoscenza e che mi piacerebbe proporre nella mia, ormai nota, rubrica al femminile. Tante le donne che hanno dato vita a questo racconto con le loro opere dove, hanno illustrato, a loro modo, il mondo che le ha accompagnate: come figlie, come mogli, come madri, come single, avendo dovuto rinunciare a metter su famiglia per portare avanti la propria passione; donne che hanno fatto scelte coraggiose, che hanno lavorato per grandi famiglie, che hanno rappresentato soggetti sacri e profani, che hanno combattuto contro le restrizioni di una società che non voleva le donne in un mondo tutto al maschile e che, nonostante questo, sono entrate nell’Accademia di San Luca, nell’Accademia dei Virtuosi del Pantheon e nell’Accademia del disegno e delle Arti di Firenze; donne scelte da altre donne per i loro ritratti, a volte doni di fidanzamento, perché solo una donna sa cogliere, in quanto tale, ciò che si nasconde dietro e dentro un’alta donna, carpendone l’anima e i sentimenti celati.

Ecco, per questo motivo oggi vi presento un’artista romana che ha vissuto gli anni della Repubblica Romana.

Emma Gaggiotti Richards nacque a Roma nel 1825 da Camillo e Angelina Gaggiotti, ma crebbe ad  Ancona dove ebbe come maestro di pittura Nicola Consoni, definito pittore purista, e Tommaso Minardi. Suo padre, Camillo Gaggiotti era ministro delle armi a Roma, il che la portò a soggiornare e a trascorrere i suoi primi vent’anni nella Capitale, come si evince da “Le mie memorie” di Francesco Hayez, dove è presente un disegno eseguito durante la sua dimora a Roma che la ritrae in un vero e proprio atelier. La vicinanza tra i due artisti è testimoniata dal ritratto che Hayez fece della madre della pittrice, Angiolina Gaggiotti, nel 1834, oggi disperso. Emma fu nota nell’ambiente capitolino come una fervente patriota, tanto da essere selezionata dal comitato di guerra per la raccolta di consensi e offerte da parte del popolo romano a favore dei soldati italiani. Proprio in quegli anni Emma si rese protagonista di un’eroica mediazione a favore di Antonio Giannelli, appassionato patriota anconetano che, per aver tentato di sobillare contro le autorità austriache le truppe magiare che stavano occupando la città, dopo la caduta della effimera Repubblica Romana, era stato condannato a morte. Informata dalla moglie del Giannelli della terribile condanna, impietositasi della sorte di questa infelice famiglia anconetana, Emma riuscì a convincere il Comandante della guarnigione austriaca a commutare la condanna alla pena capitale in un periodo di detenzione in carcere. Il fascino della bellissima Gemma aveva ottenuto questa volta il più bel riconoscimento, il dono della salvezza di una vita umana.

A seguito del matrimonio con il giornalista Alfred Bate Richards nel 1848, si trasferisce a Londra dove partecipò alla mostra organizzata dalla Royal Academy, tra i cui 36 fondatori, nel 1768, ci fu una donna, la pittrice svizzera Angelika Kauffman, accademica di San Luca e virtuosa del Pantheon il cui busto, scolpito dal cugino, Joan Peter Kauffman, fu per volontà del Canova, esposto dentro il Pantheon fino al 1820, quando fu spostato nella sala della Protomoteca Capitolina, dove ancora oggi racconta la sua storia. Qui presentò “Ritratto di dama“, che la pose sotto i riflettori tanto da interessare la regina Vittoria, la quale le commissionò alla pittrice un autoritratto eseguito nel 1853 e oggi conservato nella Royal Collection di Londra. Sempre a Londra realizzò tre quadri: Fede, Speranza e Carità, esposti alla Osbourne House, la dimora acquistata dalla regina Vittoria e dal marito Alberto sull’isola di Wight nel 1845, usando come modello il rinascimento italiano a discapito del vecchio stile vittoriano che la caratterizzava. Le tematiche toccate dalla ittiche romana erano tutte orientate verso il mondo della religione, da “L’Amore di Dio”, alle rappresentazioni pittoriche delle “Quattro stagioni” presso il Castello di Fontainbleau per Napoleone III ai celebri ritratti come quello a cavallo di colui che in seguito divenne Guglielmo I di Prussia e quello celebratissimo dell’esploratore Von Humboldt

Nel 1872 fece ritorno a Roma con la famiglia soggiornando a via Gregoriana n. 5, lì rimase fino al 1875. Le sue doti di pittrice e di musicista, ben note nell’ambiente romano, furono lodate nei componimenti poetici del Leoni, nel 1855, e di Giuseppe Gioacchino Belli nel 1865. Dopo diversi spostamenti tra Ancona e Firenze si trasferirà a Velletri dove morirà nel 1912.

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