Medioevo fantastico

Il capitello figurato della chiesa di S. Maria in Pensole a Narni (TR)

L’espressione è tratta da un libro scritto dal professor Jurgis Baltrusaitis nel 1973, trasposizione letteraria di un suo più ampio lavoro che vide la luce nel 1955 e che ho scelto per racchiudere il senso di questo meraviglioso capitello in pietra di pieno XI secolo.

Sul capitello sono rappresentate figure umane e animali avvinghiate le une alle altre in un mortale abbraccio dove i corpi si fondono e si confondono gli uni con gli altri in una sorta di anticipazione di quelle danze macabre, dove gli animali sono sostituiti da scheletri, che caratterizzeranno i palinsesti pittorici delle chiese dopo la grande peste del 1348, che infuriò in tutta Europa e rese la morte un fenomeno familiare.  Sul capitello si riconoscono tre felini, a giudicare dalla criniera leoni con occhi e fauci spalancate che trattengono, in una sorta di concatenazione di corpi, due figure umane le cui teste di profilo figurano tra i musi degli animali. La rappresentazione di creature fantastiche zoomorfe, mostruose e immaginarie è da sempre una costante nell’arte, soprattutto nella scultura e nella pittura, ma nel medioevo sembra accentuarsi la loro presenza. Il retaggio è arcaico: proviene dall’arte greca e romana e ancor prima da quella sumerica dove, fondendo insieme parti diverse di diversi animali si aveva l’illusione di acquisirne, proprio attraverso le diverse parti, le caratteristiche fisiche quali potenza, velocità, forza…

🙋‍♀️ La caduta dell’Impero romano aveva azzerato le certezze esistenti e trasmesso alla società medievale un senso di insicurezza e di mancanza di controllo sulla natura: si sfumano i confini e gli animali si confondono e si fondono con gli uomini. I bestiari medievali, tra VIII e IX secolo, sono il risultato della fusione di diverse culture provenienti sia dall’occidente che dall’oriente, portando, nel basso medioevo, ad una vera e propria inflazione di mostri, quali i draghi. Se però in ambito pagano antico questi esseri venivano relegati ai margini del mondo civile, nel medioevo cristiano ne entrano a far parte come elemento di arredo degli edifici religiosi, diventando parte del misterioso disegno divino all’interno del quale anche il personaggio più bizzarro e osceno trova la sua funzione e il suo significato. Il simbolismo animale raggiunge il suo apice tra l’XI e il XII secolo: secondo J. Le Goff, la carica simbolica e scenografica di quelle immagini diventa, in una società scarsamente alfabetizzata come quella medievale, strumento di didattica e istruzione religiosa del popolo stesso nonché monito a tenere lontano il peccato e il maligno.

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