Wilhelmine Margarete Gütschow

Figure di spicco femminili che hanno scritto la storia del XX secolo (IV episodio)

Devo ringraziare l’amica e collega Raffaella Bucolo per avermi ispirata nella scrittura di questo modesto testo su una figura tanto importante come Margarete Gütschow. A lei la Bucolo ha dedicato il suo dottorato di ricerca fatto di anni di studio e importanti traguardi. Il suo testo, gentilmente inviatomi, mi ha illuminato sulla vita di questa signorina tedesca alla conquista di Roma. Sono particolarmente felice perché la mia amica è stata una presenza importante negli anni del dottorato e ritrovarla, dopo tanto tempo, sulla mia strada in un momento come questo è stato emozionante. La vita è un viaggio, lo dico sempre, fatto di tappe, di deviazioni, di bivi e anche di scorciatoie, fondamentale non perdere mai la via maestra.

 🤓 Margarete Gütschow nacque a Lubecca il 9 settembre del 1871 da una delle famiglie più antiche della città, che annoverava, sia da parte paterna che materna, antenati illustri legati tanto alla politica che al commercio. Tale era la notorietà della casata Gütschow, che Thomas Mann, nel suo romanzo i “Buddenbrook. Verfall einer Familie”, trasse ispirazione per alcuni dei suoi personaggi proprio dalla famiglia di Margarete. Frequentò l’istituto Fraülein Roquette dove le ragazze come lei venivano preparate al ruolo che avrebbero dovuto assumere nella società, e aderì all’Ibsenklub,  un circolo di giovani provenienti dalle più importanti famiglie di Lubecca che si riunivano per discutere di letteratura moderna e dove erano ammesse le donne; le riunioni avvenivano non solo a casa Gütschow, ma anche in una taverna dove si poteva bere e fumare, il che fu ritenuto, da subito, uno scandalo, unito alla presenza femminile. I suoi anni giovanili furono pervasi da un forte desiderio di emancipazione che, unito alla libertà intellettuale ed educativa di cui godette all’interno della sua famiglia, le permise di seguire il suo sogno di autonomia. Nel 1910 si trasferisce a Roma come assistente presso l’allora Kaiserlich Deutsches Archäologishes Institut in qualità di assistente di Herr Eugen von Mercklin, sembra fosse sul libro paga dell’Istituto e che arrotondasse il simbolico stipendio facendo la guida in lingua tedesca. Durante il soggiorno romano si dedicò allo studio della scultura classica, dando prova di grandi capacità. Nel 1912 partecipa al III Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana, il suo nome figura tra i relatori seppur priva di titoli accademici, e fu una delle prime donne ad ottenere tale onore. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale costrinse la colta signorina tedesca a tornare in Germania dove nel 1918, a 47 anni, si iscrive all’università di Berlino, iniziando, a conclusione del suo percorso di studi, una nuova carriera di assistente e di ricercatrice che durò oltre vent’anni.

Foto di gruppo dell’Istituto Archeologico Tedesco. La studiosa è l’ultima della prima fila partendo da sinistra.

Nel 1921 la prima pubblicazione, un lavoro sui capitelli corinzi che la fece emergere come studiosa e come ricercatrice. Nel 1925 fu scelta per continuare il lavoro iniziato da studentessa per la compilazione del Corpus der antiken Sarchophagreliefs da cui capì la sua vocazione per la scultura funeraria, dove eccelse diventando un punto di riferimento. Si trasferì nuovamente a Roma dove iniziò, sempre per conto del Reale Istituto Archeologico Germanico, la revisione del II volume del Matz-Von Duhn, Antike Bildwerke in Rom, un punto di riferimento per gli iconografi, compilato tra il 1881 e il 1882. La revisione venne fatta su base del tutto nuova con l’ausilio della fotografia, novità assoluta, che immortalava il sarcofago senza possibilità di errore. Inizia un girovagare per la città che porterà la Gütschow a produrre oltre 390 fotografie che andranno ad arricchire il Real Katalog dell’Istituto Germanico, ad oggi sono oltre 490 le foto di archivio firmate dalla studiosa. Inutile sottolineare la portata di tale lavoro, soprattutto in relazione a quelle collezioni oggi scomparse e allora documentabili. Dal 1928 diventa socio corrispondente dell’Istituto con un vero stipendio. Sono gli anni in cui la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra scavava nel complesso di Pretestato, sulla via Appia, dove furono ritrovati numerosissimi frammenti di sarcofagi marmorei, a volte straordinariamente conservati. La Gütschow si proporrà per lo studio e sarà protagonista indiscussa di questo ambizioso progetto che porterà al recupero e alla ricomposizione di un patrimonio unico. A lei e alla sua tenacia, unita alla sua perizia e perspicacia, il museo a lei intitolato e attualmente ospitato presso la catacomba sulla via Appia. Il frutto del suo studio verrà presentato al IV Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana dove, però, non relazionò fisicamente per via delle restrizioni volute da Pio XI per gli studiosi di nazionalità tedesca nel clima nazi-fascista di quegli anni. Nel 1950, la guerra aveva cambiato molte cose, e il clima intellettuale a Roma era diverso, ritornò in Germania, dove morì, nel luglio del 1951 a quasi 80 anni. Donna, archeologa, ricercatrice, spirito libero che visse in un momento storico in cui alle donne non veniva concessa tanta autonomia: a cavallo delle due guerre, in un periodo di grandi cambiamenti una figura di spicco nel panorama dell’archeologia classica e cristiana.

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